Il glifosato danneggia il sistema riproduttivo

L’esposizione ad erbicidi a base di glifosato mostra effetti avversi per lo sviluppo e il sistema riproduttivo anche a dosi considerate ‘sicure’. E’ quanto emerge dalla fase pilota di uno studio globale sul glifosato realizzato dal Centro di ricerca sul cancro ‘Cesare Maltoni’ dell”Istituto Ramazzini’ di Bologna e pubblicato dalla rivista scientifica ‘Environmental Health’.

La ricerca, spiega lo stesso istituto emiliano in una nota, evidenzia come “l’esposizione ad erbicidi a base di glifosato, incluso il Roundup, ha causato diversi effetti sullo sviluppo e il sistema riproduttivo in ratti, sia maschi sia femmine, esposti a dosi attualmente considerate sicure negli Stati Uniti ossia 1.75 mg/Kg/die”.

Gli effetti del glifosato sui ratti – Il glifosato e il suo formulato Roundup hanno mostrato effetti avversi per lo sviluppo e il sistema riproduttivo anche a dosi sicure, come la dose giornaliera ammissibile (Dga) attualmente consentita negli Stati Uniti (anche per i bambini), pari a 1,75 microgrammi al chilo di peso corporeo. “Bisogna però tenere conto – spiega a ilfattoquotidiano.it Daniele Mandrioli, ricercatore dell’Istituto Ramazzini – che in Europa la Dga è fissata invece a 0,5 mg/kg. Da qui la necessità di procedere con gli studi per verificare se gli effetti finora osservati, siano riscontrabili anche con dosi minori, come quella consentita in Europa”.

L’esposizione al glifosato è stata associata, in particolare, ad alcuni effetti androgeno-simili, incluso un aumento statisticamente significativo della distanza tra ano e genitali (AGD) sia nei maschi sia nelle femmine, oltre a un ritardo nel primo estro e un aumento del testosterone nelle femmine. “La distanza tra ano e genitali – aggiunge Mandrioli – è un parametro significativo per valutare le sostanze che agiscono come interferenti endocrini già a livello prenatale e sono in grado di alterare il normale sviluppo del feto”. L’aumento di testosterone nelle femmine con effetto “mascolinizzante” indica che l’equilibrio ormonale normale è stato alterato verso “un aumento di quei caratteri più tipici del maschio”. Si tratta di effetti misurati su entrambi i sessi, ma che risultano più evidenti nelle femmine. “Uno studio a lungo termine sui GBHs a partire dalla vita prenatale è ora necessario per confermare e esplorare le prime evidenze sulle alterazioni endocrine e sullo sviluppo emerse nello studio pilota” dichiara Fiorella Belpoggi, direttrice dell’area ricerca del Centro per la ricerca sul cancro ‘Cesare Maltoni’ dell’Istituto Ramazzini.

Lo studio pilota – I 300mila euro per lo studio pilota sono stati raccolti grazie ai soci dell’Istituto Ramazzini. La ricerca, che costituisce la base per un successivo studio integrato a lungo termine, mirava a ottenere informazioni generali sulla tossicità degli erbicidi a base di glifosato durante diversi periodi dello sviluppo (neonatale, infanzia, adolescenza) e ad identificare precoci marker espositivi. Il glifosato e un suo formulato (il Roundup Bioflow, MON 52276) sono stati testati su ratti Sprague Dawley, a partire dalla vita embrionale fino a 13 settimane dopo lo svezzamento, esposti a una dose di glifosato in acqua da bere equivalente alla dose giornaliera accettabile nella dieta secondo l’Agenzia per la protezione dell’ambiente.

 

 
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