In Giappone dopo la morte di due bambini stop alle punizioni corporali per imporre la disciplina

Il governo del Giappone ha in programma di rivedere la sua legislazione per proibire le punizioni corporali ai bambini da parte dei genitori o tutori legali, dopo due incidenti che hanno causato la morte dei bambini e ha evidenziato la mancanza di misure per prevenire tali casi. Lo hanno riferito domenica 3 marzo, fonti del governo all’agenzia di stampa Kyodo.

L’esecutivo che guida Shinzo Abe ha in programma di rivedere la legislazione vigente che vieta gli abusi sui minori, ma non stabilisce chiaramente che tipo di casi può essere considerato come punizioni corporali. L’iniziativa legislativa viene dopo la morte di due bambini dopo aver subito tali punizioni dai loro genitori. I casi hanno avuto un forte impatto sociale e anche attirato l’attenzione della commissione per i diritti del fanciullo delle Nazioni Unite.

Lo scorso marzo, una bambina di 5 anni è morta a Tokyo dopo essere stata vittima di abusi e di continui abbandoni a casa. A gennaio, un’altra bambina di 10 anni è morta a Chiba (a est di Tokyo) dopo aver subito abusi a causa della privazione del cibo e del sonno da parte dei genitori. Un’indagine successiva ha rivelato che anche in questo caso i servizi sociali, la scuola in cui la ragazza studiava e le autorità locali erano a conoscenza della situazione.

La revisione legislativa cercherà di rafforzare l’autorità dei centri di protezione sociale per i bambini, per fornire loro maggiori poteri per accelerare il ritiro di affidamento dei figli di genitori violenti, nonché di introdurre un divieto chiaro sull’utilizzo di punizioni corporali dei bambini, per imporre la disciplina. In entrambi i casi i servizi sociali erano consapevoli della situazione.


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