Disfagia, ne soffrono oltre sei milioni di italiani

E’ l’incapacità di deglutire correttamente il cibo. Stiamo parlando della disfagia, ossia la ridotta o alterata capacità di masticare il cibo e inghiottirlo, facendo progredire correttamente il bolo alimentare nel tratto gastrointestinale.  E con questa patologia , che coinvolge tutta la popolazione con punte del 20% negli over 50, circa 6 milioni di persone, arrivando al 60% tra gli over 75, ogni alimento, come pure un sorso di acqua, può diventare pericoloso e causare seri problemi per la salute.

Dalla necessità di emettere un colpo di tosse per liberare la gola chiusa, al rischio che il cibo finisca aspirato dalle vie aree, fino alla malnutrizione, che colpisce il 60 per cento dei disfagici. Così, la deglutizione, un atto (apparentemente) facile e automatico, diventa difficile. Per il problema della Disfagia, la scienza e la ricerca hanno pensato di proporre la “dietoterapia”, vale a dire menù vari ed equilibrati, nei quali si alternano pietanze differenti 7 giorni su 7, che ripropongono piatti tipici della tradizione culinaria, con l’obiettivo di mantenere vivo il piacere di alimentarsi.

Di aspetto gradevole e colore brillante, gustosi al palato, calibrati per grammatura, di consistenza adeguata, igienicamente sani e sicuri, grazie a procedimenti di cottura sottovuoto e a bassa temperatura, i ‘nuovi cibi’ garantiscono la conservazione dei sapori e della qualità, tanto da garantire una mini rivoluzione nell’approccio al cibo del paziente con disfagia, oltre ad un risparmio dei costi. Tutto questo risulta da uno studio condotto presso l’Azienda di Servizi alla Persona di Pavia (ASP), polo geriatrico dell’Università di Pavia.

Della disfagia se ne è parlato a Milano al convegno “Disfagia una patologia. La nutrizione una risposta” . Secondo Mariangela Rondanelli, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Riabilitazione a Indirizzo Metabolico presso l’Istituto di Riabilitazione Santa Margherita di Pavia, polo geriatrico dell’Università di Pavia e direttore della Scuola di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell’Università di Pavia: “La deglutizione sembra un atto ‘facile’ e spontaneo. In realtà si tratta di un processo fisiologico complesso che deve consentire la formazione del bolo e il passaggio del cibo dalla bocca, dove viene ingerito, allo stomaco, dove verrà digerito. Necessita dunque della perfetta coordinazione della muscolatura e di tutte le strutture che coinvolgono orofaringe, laringe ed esofago. Il mancato equilibrio anche di una sola di queste componenti altera la buona funzionalità della deglutizione portando a possibili conseguenze anche gravi, innescate dalla disfagia. Un problema sottostimato, invece prevalente in gran parte della popolazione, in particolare la popolazione anziana e con patologie neurodegenerarative”.

La conseguenza principale della disfagia è la malnutrizione del paziente, che si nutre al minimo se non a rinunciarvi del tutto. Attraverso uno studio, spiega Rondanelli: “Abbiamo misurato su 25 pazienti disfagici lo stato nutrizionale e parametri ematochimici, metabolici e nutrizionali, prima e dopo 3 mesi di dietoterapia, a base cibi a consistenza modificata, bilanciati in macro e micronutrienti, preparati con tipologia di Cottura sottovuoto a bassa temperatura con raffreddamento in continuo, che consente di mantenere inalterate le caratteristiche chimiche, fisiche e organolettiche dei cibi, rendendo inoltre minima la dispersione di nutrienti, che si verifica tipicamente nelle cotture convenzionali.

Con questo studio è stato possibile rilevare un aumento del consumo e del gradimento del cibo dell’11% che ha portato a un incremento del peso di circa il 3% e a una diminuzione dello stato di infiammazione generale con ricadute sul miglioramento delle condizioni di salute”.  Questi cibi speciali saranno classificati come ‘Alimenti a fini medici speciali’ (AFMS) per essi è in corso l’iter di ottenimento al Ministero della Salute. Le spese di acquisto potranno quindi essere detratte al 19%, conclude Rondanelli.



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