Dazi: via ufficiale da Trump, rischia 50% cibo italiano in Usa

Parte ufficialmente la procedura per far scattare i dazi Usa nei confronti dell’Unione Europea con la richiesta alle parti interessate di partecipare ad una consultazione pubblica fissata dal Dipartimento del Commercio statunitense entro il termine del 6 maggio. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti e Filiera Italia nel sottolineare che la black list dei prodotti europei da colpire con dazi ha un importo complessivo di 11 miliardi di dollari e comprende anche importanti prodotti agricoli e alimentari di interesse nazionale come i vini tra i quali il Prosecco ed il Marsala, formaggi, ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite.

Nel mirino del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in particolare è finito secondo Coldiretti e Filiera Italia circa la metà (50%) degli alimentari e delle bevande Made in Italy che saranno protagoniste di Tuttofood la World Food Exibition alla Fiera di Milano dal 6 al 9 maggio. Coldiretti e Filiera Italia sono presenti in uno spazio innovativo nel Padiglione 1 – Stand A02 – B01 con l’anteprima della mostra su “L’inganno nel piatto” dove saranno smascherati gli ultimi casi piu’ eclatanti di falso Made in Italy a tavola con i rischi delle nuove guerre commerciali, dai dazi Usa alla Brexit, dall’embargo russo ai nuovi negoziati con i Paesi del Mercosur.

La black list dei prodotti europei da colpire con dazi – sottolineano Coldiretti e Filiera Italia ha un importo complessivo di 11 miliardi di dollari e comprende anche importanti prodotti agricoli e alimentari di interesse nazionale come i vini tra i quali il Prosecco ed il Marsala, formaggi, ma anche l’olio di oliva, gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite. Nel mirino del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in particolare – stimano Coldiretti e Filiera Italia – è finita circa la metà (50%) degli alimentari e delle bevande Made in Italy esportate in Usa dove nel 2018 si è registrato il record per un valore di 4,2 miliardi (+2%).

La scure, secondo lo studio di Filiera Italia e Coldiretti, si abbatte sul principale mercato di sbocco dei prodotti agroalimentari Made in Italy fuori dai confini comunitari e sul terzo a livello generale dopo Germania e Francia. Se con un valore delle esportazioni di 1,5 miliardi di euro nel 2018 il vino è il prodotto Made in Italy più colpito, in pericolo ci sono anche altri prodotti simbolo dell’agroalimentare nazionale a partire dall’olio di oliva con le esportazioni che nel 2018 sono state pari a 436 milioni ma ad essere minacciati sono anche i formaggi italiani che valgono 273 milioni.

E’ il caso del Pecorino Romano con gli Usa che rappresentano circa i 2/3 del totale export mentre per Grana padano e Parmigiano Reggiano gli Usa sono il secondo paese per importanza, dopo la Germania.
“Ci sono le condizioni per evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna”. “Una buona premessa – ha concluso Prandini – sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte che martedì 7 maggio 2019 parteciperà al Forum organizzato da Filiera Italia e Coldiretti a Tuttofood dedicato all’agroalimentare Made in Italy.

Rincara la dose Luigi Scordamaglia, Consigliere delegato di Filiera Italia “Il nostro Paese in questi negoziati deve giocare un ruolo da protagonista, troppe volte in passato per aiuti europei andati ad aziende di altri paesi, come è accaduto proprio in questo caso con la vicenda Airbus, il conto finale è stato presentato all’Italia e al settore agroalimentare in particolare. Con gli Stati Uniti davvero non possiamo permettercelo: gli USA sono il nostro primo mercato di esportazione extra europeo, ma  ulteriori barriere daziarie e non alle nostre esportazioni concorrerebbero ad aumentare il fenomeno dell’Italian sounding sul mercato statunitense, che già oggi ne detiene il primato negativo con oltre 23 miliardi di dollari di falso Made in Italy venduto”

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