Dossier Taranto, le proposte di Legambiente sull’ex Ilva

Anni di ritardi, omissioni e promesse mancate, diritti negati pesano sull’ex Ilva di Taranto e sulla città pugliese. Ora la città non può più aspettare, servono risposte chiare e fatti concreti in nome del popolo inquinato e dei cittadini di Taranto. Legambiente: “Il Governo Conte come prima cosa renda obbligatoria prima del prossimo incontro del 24 giugno a Taranto la VIIAS per il polo siderurgico”

Si diano risposte sulla VIIAS – la Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario -, sullo stato delle bonifiche delle aree contaminate di competenza dei Commissari straordinari di Ilva in As (Amministrazione Straordinaria) e sull’utilizzo delle risorse a loro disposizione, sulla bonifica del Mar Piccolo, sull’utilizzo delle acque reflue dei depuratori Gennarini e Bellavista. Ed ancora sul Contratto Istituzionale di Sviluppo di Taranto, sugli interventi che riguardano lavoro e sicurezza dell’ex polo siderurgico, e si chiarisca la questione dei risarcimenti ai cittadini di Taranto. Temi sui quali ad oggi ci sono ritardi cronici, mentre Taranto continua a pagare lo scotto dell’ex Ilva in termini di ambiente, salute e lavoro. Ora bisogna davvero pensare al bene di questa città e a quello dei suoi cittadini, garantendo il diritto alla salute, al lavoro e all’istruzione.

Sono queste le richieste che Legambiente rilancia dal capoluogo tarantino e che ha riassunto nel “Dossier Taranto” presentato dal Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, insieme a Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco e Massimo Moretti, rispettivamente Presidente e Vicepresidente di Legambiente Taranto. Nel dossier l’associazione ambientalista fa il punto sui ritardi annosi che ruotano intorno all’ex Ilva, a partire dalla mancata Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario (VIIAS), azione che l’associazione ambientalista ha sollecitato in questi anni ai vari Esecutivi compreso quello Conte, senza che nessun provvedimento sia stato mai adottato.

“Taranto – dichiara il Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani –  è stanca di attendere. Al Governo Conte chiediamo di rendere obbligatoria, prima del prossimo incontro del 24 giugno a Taranto, la VIIAS per il polo siderurgico. Al di là dell’eventuale decreto interministeriale annunciato, che resta un provvedimento amministrativo, ci sono tutti i presupposti di necessità e urgenza che giustifichino l’emanazione, da parte del Governo, di un decreto legge. Nei giorni scorsi la città ha urlato la sua rabbia, il suo dolore, la sua angoscia insieme a tanti cittadini e bambini del quartiere Tamburi. E tornerà a farlo: perché non si può chiedere a nessuno di attendere in silenzio che, a posteriori, vengano confermati anche per il Piano Ambientale targato Arcelor Mittal, i rischi per la salute evidenziati da Arpa ed Ares Puglia e dalla ASL di Taranto nella Valutazione preventiva del Danno Sanitario effettuata prendendo a riferimento una produzione di otto milioni di tonnellate annue di acciaio ottenuta dal solo ciclo integrale ad A.I.A. del 2012 completamente attuata. Una valutazione che nessuno ha mai confutato, rispetto alla quale continuano a non essere fornite indicazioni concrete su come quei rischi possano essere scongiurati, riferita ad un’A.I.A. sovrapponibile per molti elementi a quanto previsto dall’attuale Piano Ambientale”.

“La città di Taranto e l’Italia – aggiunge Ciafani – hanno bisogno di soluzioni innovative e coraggiose, in grado di coniugare la tutela dell’ambiente, la qualità della vita, la salute dei cittadini e il diritto al lavoro. Noi pensiamo che il futuro dell’acciaio sia in una produzione totalmente “decarbonizzata”, capace di abbattere le emissioni inquinanti, ma passeranno anni, prima che questo diventi realtà: occorre lavorare per costruire questo futuro e preoccuparci di fare in modo che gli anni che ci separano da esso non siano segnati da danni inaccettabili, da dolori e sofferenze che sarebbe stato possibile evitare”.

Tornando al dossier Taranto, sul fronte della sicurezza e innovazione occorre dare garanzie a lavoratori e cittadini. La salute e la sicurezza di chi lavora nell’ex ilva vanno di pari passo con la salute e la sicurezza dei bambini e dei cittadini di Taranto: per questo servono notizie e cifre certe, impegni chiari, trasparenti e verificabili.  Per Legambiente è importante che i nuovi Commissari di ILVA in AS o, direttamente, il Governo, chiedano ad Arcelor Mittal informazioni precise e dettagliate riguardo l’ammontare della spesa effettuata da novembre ad oggi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti, le somme impegnate fino a fine 2019, la specifica degli impianti su cui sono state o saranno spese tali somme. Nello stesso tempo l’associazione ambientalista chiede di conoscere a quanto ammontino le somme anticipate da ILVA in AS per permettere un rapido avvio delle opere previste dal Piano Ambientale,  se Arcelor Mittal abbia già provveduto a rimborsarle o a quanto ammonti l’eventuale residuo: è una notizia essenziale sia per sapere se le risorse destinate alla bonifica delle falde e dei terreni inquinati dallo stabilimento siderurgico siano o meno tutte già disponibili, sia per conoscere a quanto ammonti, anche in questo campo, l’investimento finora messo in campo dai Mittal. Inoltre Legambiente ribadisce di ritenere inadeguato quanto previsto dal Piano Ambientale in vigore per le cokerie, tra le principali fonti inquinanti dello stabilimento, a partire dai tempi di attuazione degli interventi, che risultano dilatati rispetto alla vecchia A.I.A., come già evidenziato nelle Osservazioni presentate a suo tempo dall’associazione.

Altro tasto dolente è legato alle bonifiche delle aree contaminate e alla depurazione, due chimere per la città di Taranto. I Commissari straordinari passano, le aree contaminate dell’ex Ilva restano. Ad oggi i cittadini della città pugliese non conoscono le proposte di intervento poste sotto la responsabilità dei Commissari straordinari. Dal 1° giugno Taranto vedrà un nuovo cambio di Commissari Straordinari. Oltre la retorica, ci sarà un cambio di passo?  Eppure le risorse non mancano: ammonta a circa 800 milioni di euro la somma riveniente dalla transazione con la famiglia Riva destinata alla bonifica. Il 6 marzo 2019 i Commissari straordinari (nominati a gennaio 2015) sono stati protagonisti di una Audizione alla Camera dei Deputati, Commissione VIII in cui, rispetto agli interventi di bonifica da effettuare hanno fornito solo alcune generiche indicazioni.  Legambiente chiede che si proceda rapidamente e che i nuovi commissari forniscano al più presto una informazione puntuale e dettagliata sull’utilizzo delle risorse di cui sono in possesso unita ad un preciso cronoprogramma degli interventi di bonifica da effettuare.

Serve anche una decisa accelerazione sugli interventi di bonifica del Mar piccolo. Gravato dai veleni riversati negli anni dall’Arsenale Militare, dagli ex Cantieri Navali di Fincantieri e dal siderurgico, il Mar Piccolo è stato inserito sin dal 1990 nelle aree a elevato rischio ambientale e dal 1998 è tra i Siti di Interesse nazionale (SIN). Per la sua bonifica erano stati stanziati 119 milioni di euro. Il primo commissario straordinario alla bonifica di Taranto, l’ingegner Alfio Pini, fu nominato a gennaio 2013. L’attuale commissario, la dottoressa Vera Corbelli, è stata nominata a luglio del 2014. Sei anni di commissariamento e la bonifica del mar Piccolo continua a essere in alto mare.

Sul fronte della depurazione l’ex Ilva, per il raffreddamento dei suoi impianti e per necessità di processo, utilizza ingenti quantità di acque prelevate da varie fonti: Mar Piccolo, Tara, Sinni, Fiumicello, ma anche da 32 pozzi.  Di contro le acque reflue trattate dei depuratori Gennarini e Bellavista vengono scaricate a mare.  Le acque prelevate in ingenti quantità dall’Ilva, risultano sempre più strategiche per garantire l’approvvigionamento idrico per uso civile e agricolo in particolare durante l’estate. Legambiente ritiene che vada superata ogni resistenza imponendo l’esecuzione della prescrizione AIA in tempi rapidi, e superando i ritardi nella progettazione dell’adeguamento dell’impianto di depurazione a fini industriali. “In questo modo – spiegano Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, Lunetta Franco e Massimo Moretti, presidente e vicepresidente di Legambiente Taranto – si eviterebbero le inaccettabili riduzioni della portata del fiume Tara e gli emungimenti praticati dai pozzi interni allo stabilimento, lo spreco di denaro pubblico connesso al mancato utilizzo delle opere già realizzate sinora, si libererebbe la città di Taranto dalle problematiche collegate al malfunzionamento della condotta sottomarina del depuratore Gennarini, ormai in uno stato di grave degrado”.

Si aspettano risposte anche sul Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) di Taranto e gli interventi di rigenerazione urbana e sulla questione risarcimenti danni. Sul fronte della rigenerazione urbana, occorre accelerare gli interventi riguardanti la creazione del polo museale dell’Arsenale Militare che può diventare un grande polo culturale e turistico affiancando l’esperienza del Mar.Ta, il Museo Archeologico di Taranto, il recupero della Città Vecchia di Taranto per la quale Legambiente propone di aprire un grande cantiere di restauro – ripetendo l’operazione culturale fatta a Matera con il recupero dei Sassi – che preveda un’accurata opera di conservazione, restauro e recupero del patrimonio edilizio coniugando le moderne esigenze dell’abitare con quelle del restauro e della conservazione. Per i tre gruppi di lavoro l’associazione è disponibile a partecipare fornendo idee e proposte affinché, nella individuazione delle scelte, siano prese in seria considerazione le ragioni dei cittadini di Taranto.

Sulla questione risarcimento danni, Legambiente chiede infine di affrontare, senza intaccare le risorse destinate alla bonifica, il tema dei risarcimenti della città e dei cittadini di Taranto, in particolare quelli del quartiere Tamburi, i più esposti alle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico, prevedendo l’apertura di un percorso in sede amministrativa, coinvolgendo la procedura di A.S. e il nuovo gestore dello stabilimento, per garantire un ristoro concreto ai danneggiati che non potranno ricevere soddisfazione dalla procedura concorsuale.



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