In piazza per il clima, milioni in marcia in tutto il mondo per salvare il pianeta

In milioni in marcia in tutto il mondo per salvare il pianeta. I giovani volontari dell’associazione in prima linea nelle cento iniziative italiane.

“Non abbiamo più tempo. Al Governo italiano e al prossimo Parlamento europeo chiediamo impegni tangibili sul fronte dei cambiamenti climatici”.

«Non c’è più tempo da perdere. Hanno ragione i ragazzi e le ragazze che, seguendo l’esempio di Greta Thunberg, oggi sono di nuovo in piazza per il Global strike for Future. Anche questa volta siamo al loro fianco per chiedere, così come facciamo dalla fine degli anni ’80, di agire subito per fermare la febbre del Pianeta, reclamando a gran voce politiche concrete contro i cambiamenti climatici. Legambiente si è mobilitata con i circoli locali e i giovani in tutta Italia per chiedere al Governo italiano di intraprendere azioni immediate per ridurre le emissioni italiane di gas serra».

Così Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, commenta la partecipazione dell’associazione alla manifestazione per il clima di questa mattina insieme a migliaia di giovani e studenti del movimento Friday for Future. Anche questa volta sono milioni i giovani e i cittadini che si sono riversati in più di 1660 piazze di 125 Paesi per il Global Strike For Future. Legambiente anche oggi è stata in prima linea in quasi tutte le 100 località italiane coinvolte com’era già successo il 15 marzo per il primo grande evento mondiale di protesta e nei successivi come quello del 19 aprile a Roma a cui ha partecipato la stessa Greta Thunberg.

«Per salvare il clima e aiutare il pianeta servono coraggio e responsabilità da parte dell’Europa ma anche l’Italia è chiamata a fare la sua parte, dicendo basta ai paradossi e alle scelte anacronistiche – aggiunge Ciafani -. I prossimi anni saranno cruciali e per raggiungere zero emissioni nette entro il 2040, come contributo europeo alla decarbonizzazione del pianeta entro la metà del secolo, ma per farlo serve avviare da subito una profonda trasformazione di tutti i settori dell’economia degli Stati membri. Si tratta di una sfida ambiziosa possibile solo con il pieno coinvolgimento dei cittadini europei. Proprio per questo in vista delle imminenti elezioni del 26 maggio, insieme al Climate Action Network Europe abbiamo lanciato nei giorni scorsi un appello per chiedere al prossimo Parlamento Europeo un impegno più concreto e urgente con l’assunzione di impegni tangibili sul fronte dei cambiamenti climatici varando un vero e proprio green new deal».

Per Legambiente anche l’Italia però è chiamata a fare la sua parte. «Siamo il Paese del sole e delle fonti pulite sempre più competitive, ma finanziamo di più le fonti fossili rispetto alle rinnovabili o le blocchiamo con assurde barriere che oggi impediscono di scambiare energia pulita – continua il presidente di Legambiente -. Il 2019 sarà un anno fondamentale, perché queste decisioni dovranno essere messe nero su bianco nella versione finale del Piano energia e clima, da presentare a dicembre a Bruxelles, che dovrà fissare la traiettoria degli obiettivi e delle politiche al 2030 e poi di completa decarbonizzazione».

Legambiente ricorda che a causa delle politiche energetiche del nostro Paese, lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è praticamente fermo come recentemente evidenziato con il rapporto Comuni Rinnovabili. Lo stesso rapporto però dimostra come sia già in atto, ormai da alcuni anni, una vera e propria rivoluzione energetica dal basso, costruita attraverso un modello  sempre più distribuito di tecnologie, in grado di rappresentare una straordinaria opportunità di sviluppo locale in chiave di sostenibilità ed economica circolare, capace di aprire nuove opportunità nelle nostre città e di ridurre importazioni di gas e carbone, oltre che la spesa energetica complessiva. Ed è quello che, anche alla luce dell’emergenza imposta dai cambiamenti climatici, ci chiede l’Europa con la recente direttiva 2018/2011 sul nuovo ruolo dei cittadini in qualità di produttori di energia rinnovabile – prosumer – e di comunità energetiche. Pratiche oggi vietate nel nostro Paese e che invece Legambiente intende sostenere e sviluppare, anche attraverso la petizione lanciata su Change.org “Liberiamo l’energia rinnovabile”, indirizzata al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e al vice presidente e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio proprio per chiedere di aprire subito alle comunità energetiche e all’autoproduzione da rinnovabili e semplificare le procedure per tutti coloro che scelgono di puntare sulle energie pulite.


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