Le emissioni dell’industria pesante europea possono ridursi a zero entro il 2050

Secondo Material Economics, l’Unione può raggiungere gli obiettivi climatici. I costi sono bassi per i consumatori ma alti per le industrie. Mantenere competitivo il settore richiede una nuova strategia politica e industriale.

“Nuove soluzioni stanno emergendo, grazie a un’economia circolare con maggiore efficienza dei materiali e ampio riciclo di materie plastiche e acciaio, nonché processi industriali diversi, cattura e stoccaggio del carbonio”. Lo studio commissionato dalla European Climate Foundation e condotto da Material Economics dal titolo Industrial Transformation 2050. Pathways to Net-Zero Emissions from EU Heavy Industry compie un’importante analisi sulle effettive possibilità dell’Unione di raggiungere i traguardi al 2050 anche nel caso dell’industria pesante.

Lo studio esplora le strategie attuabili per ridurre le emissioni a zero nel settore, mantenendo la produzione di acciaio, plastica, ammoniaca e cemento a livelli soddisfacenti nell’Unione. Il risultato è importante: “Quantificando il potenziale impatto delle diverse soluzioni, il rapporto rileva che le emissioni delle industrie pesanti possono essere ridotte a zero entro il 2050”.

“Molte diverse strategie e percorsi industriali possono essere combinati per ottenere questi risultati” afferma lo studio. L’analisi rileva che l’impatto sui costi per i consumatori sarà inferiore all’1% indipendentemente dal percorso seguito. Tutti i percorsi richiedono però nuovi processi di produzione considerevolmente più costosi per l’industria, con un aumento degli investimenti dal 25 al 60% attraverso decisioni a breve termine. Mantenere competitive le imprese europee mentre perseguono profondi tagli alle emissioni richiederà dunque una nuova strategia industriale e un programma politico serio.

L’industria ad alta intensità di risorse occupa un posto centrale in questa visione. “La produzione di materiali e sostanze chimiche chiave (acciaio, plastica, ammoniaca e cemento) emette circa 500 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, il 14% del totale dell’Unione”. A livello globale, le emissioni stanno crescendo ancora più velocemente, rappresentando il 20% del totale.

Mentre la maggior parte delle analisi esistenti ha enfatizzato la cattura e lo stoccaggio del carbonio come opzione per risolvere il problema, emergono in questo studio una serie di soluzioni aggiuntive. Un’economia circolare è alla base delle risposte. Le innovazioni nei processi industriali, nella digitalizzazione e nelle tecnologie delle energie rinnovabili possono anch’esse consentire riduzioni più profonde nel tempo.

Il rapporto elabora diversi gradi di successo nella mobilitazione verso il 2050. Ma il risultato dipenderà dalla combinazione efficace di diversi fattori:

1. Aumento dell’efficienza nell’uso dei materiali in tutte le principali catene del valore. L’Ue utilizza 800 kg per persona all’anno di materiali e sostanze chimiche. Tuttavia si possono ottenere gli stessi vantaggi e funzionalità con meno materiale. Ad esempio, applicando nuove tecniche di produzione e costruzione per ridurre gli sprechi, o applicando nuovi modelli di business basati sulla condivisione e sulla fornitura di servizi. Si può anche ridurre l’utilizzo di materiali in molte grandi categorie di prodotti: ad esempio, molti progetti di costruzione utilizzano il 30-50% in più di cemento e acciaio di quanto sarebbe necessario con un processo di ottimizzazione.

– Il secondo fattore trainante è il riciclo dei rifiuti che contengono questi materiali, reimpiegandoli al posto della materia prima. In questo modo si potrebbe produrre il 70% dell’acciaio e delle plastiche, diminuendo le emissioni tra le 82 e le 183 Mt (tonnellate)

– Il terzo elemento consiste nell’innovazione dei processi produttivi. Utilizzando per esempio le tecnologie a basse emissioni per produrre cemento, biomasse per la plastica o producendo acciaio con l’utilizzo separato del carbonio dall’idrogeno. Da queste innovazioni dei processi potrebbero arrivare risparmi fra  143 e 241 milioni di tonnellate (Mt).

La combinazione meno efficiente di queste tre tecniche condurrebbe a una riduzione di 283 Mt, mentre utilizzandole al meglio delle loro capacità si arriverebbe a un risparmio di 595 Mt. Solo con il massimo sforzo si potrebbe dunque arrivare all’azzeramento di 500 Mt di emissioni al 2050.

“Una transizione di successo richiederà sforzi concertati da parte di governi, industrie, aziende, città, società civile e individui” conclude il documento. La transizione è tecnicamente fattibile ma richiede un cambio di passo per essere economicamente plausibile. “I prossimi 5-10 anni saranno cruciali per consentire all’industria pesante europea e alle principali catene di valore di seguire un percorso a bassa emissione di CO2”.


Altre Notizie