Osservasalute 2018: Allarme rosso per infezioni prese in ospedale, 49 mila morti l’anno

Scatta l’allarme per la mortalità causata dalle infezioni ospedaliere. Si è passati infatti dai 18.668 decessi del 2003 ai 49.301 del 2016, secondo il Rapporto Osservasalute 2018 presentato a Roma.

In particolare, in Italia si colloca il 30% di tutte le morti per sepsi nei 28 Paesi Ue. “C’è una strage in corso – dice Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio sulla salute -, ma il fenomeno viene sottovalutato e considerato ineluttabile”.

Italiani sempre più vecchi, 1 su 5 depresso

La popolazione italiana è sempre più vecchia (nel 2017, gli ultra 65enni sono oltre 13,5 milioni, il 22,3% della popolazione totale) e gravata da malattie croniche la cui gestione incide per circa l’80% dei costi sanitari.“Siamo longevi – si legge nel Rapporto Osservasalute 2018 presentato oggi a Roma – ma non invecchiamo in salute e manca l’assistenza dedicata (domiciliare e nelle strutture di degenza di lungo periodo)”.

Gli anziani italiani trascorrono più tempo dei coetanei europei in cattiva salute: infatti, l’Italia scende nella graduatoria per speranza di vita alla nascita in buona salute. Oltre alle malattie croniche, tra le problematiche che condizionano la vita di un anziano la depressione che ne colpisce quasi 1 su 5: il 19,5% degli ultra 75enni. Differenze di genere a svantaggio delle donne: tra le over 75 anni quasi una su quattro soffre di sintomi depressivi (23,0%) a fronte del 14,2% tra gli uomini.

Carente, rivela ancora il rapporto, l’assistenza dedicata agli anziani: in Italia, nonostante l’elevata percentuale di ultra 80enni, è ancora troppo bassa la quota della spesa sanitaria complessiva allocata da tutto il sistema all’assistenza sanitaria a lungo termine (10,1%) se confrontata con quella di Paesi con simile livello di invecchiamento (14,8% in Francia e 16,5% in Germania). “Risulta prioritario per il nostro Ssn – scrivono i curatori della ricerca – orientarsi alle necessità della popolazione che invecchia, potenziando l’assistenza a lungo termine e l’assistenza domiciliare, con maggiori e rinnovate risorse economiche ed umane (soprattutto infermieri e personale specializzato nell’assistenza domiciliare).



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