Rifiuti, con la differenziata 500mila tonnellate in meno

L’incremento del tasso di raccolta differenziata del 10 per cento  determina una riduzione di rifiuti pro-capite dall’1,5 al 2 per cento. E’ quanto emerso da  una recente analisi (Recycling and waste generation: an estimate of the source reduction effect of recycling programs) condotta da Giacomo Degli Antoni dell’Università di Parma e da Giuseppe Vittucci Marzetti dell’Università di Milano-Bicocca, da poco pubblicata sulla rivista Ecological Economics.

Il dato di rifiuti urbani pro capite relativamente al 2017 in Italia è di 489kg, in linea con la media europea. Mentre la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani è aumentata notevolmente negli ultimi 25 anni, passando dal 5 per cento nel 1995 al 55,5 per cento nel 2017. Si tratta di un risultato collegato agli impegni messi in campo in tema di politiche nella gestione dei rifiuti, sempre più orientate a sistemi di raccolta porta a porta. Relativamente alle regioni, la quantità di rifiuti urbani prodotti pro-capite varia da regione a regione  passando dai 653 Kg dell’Emilia Romagna ai 346 Kg della Basilicata. Solitamente, le regioni del Sud, anche per motivi legati ai livelli di reddito, producono meno rifiuti pro-capite delle regioni del Centro e del Nord. Una divisione dunque nel Bel Paese anche per quanto riguarda i tassi di raccolta differenziata.

Quest’ultima passa da un valore medio del 66,2 per cento al Nord, al 51,8 per cento del Centro e al 41,9 per cento del Sud. A prima vista, nulla sembra quindi indicare un legame virtuoso fra raccolta differenziata e generazione dei rifiuti. Secondo Vittucci Marzetti: “Abbiamo stimato la relazione fra la crescita del tasso di raccolta differenziata e la produzione di rifiuti, scoprendo che un aumento del tasso di raccolta differenziata del 10 per cento produce una riduzione nei rifiuti pro capite che varia tra l’1,5 per cento e il 2 per cento. Questo, su base nazionale, corrisponde a una riduzione di rifiuti pari a circa 500mila tonnellate, più o meno l’equivalente di quanto in media viene incenerito annualmente da tre impianti (dati riferiti all’Italia nel 2017)”.

Altro aspetto importante che emerge dalla ricerca è che la riduzione dei rifiuti collegata alla raccolta differenziata è significativamente maggiore quando quest’ultima viene realizzata attraverso programmi di raccolta porta a porta. Dopo l’analisi dei dati,si è rilevato che la raccolta porta a porta produce due effetti: il primo è un aumento del tasso di raccolta differenziata che oscilla tra l’8 e il 14 per cento, il secondo è una riduzione dei rifiuti del 4 per cento. Così commenta Degli Antoni: “Il fatto che la raccolta porta a porta incrementi significativamente il tasso di raccolta differenziata sembra indicare un ruolo della socialità nell’influenzare i comportamenti virtuosi nella gestione dei rifiuti da parte dei singoli cittadini. La raccolta porta a porta espone al giudizio degli altri, molto più di quanto non facciano altre modalità di raccolta. La ricerca di un positivo riconoscimento sociale sembra quindi giocare un ruolo importante nell’incentivare la raccolta differenziata.

Il secondo dato di interesse è che lo sforzo richiesto nel fare la raccolta differenziata non sembra sottrarre energie a un secondo sforzo, quello di attuare scelte mirate che riducano la quantità di rifiuti generati, ad esempio acquistando prodotti con minor packaging. Al contrario, i due comportamenti sembrano rafforzarsi a vicenda. Infine, l’analisi rivela un chiaro e positivo effetto collaterale delle politiche che favoriscono la raccolta differenziata. Politiche volte ad aumentare i tassi di raccolta differenziata, in particolare i programmi di raccolta porta a porta, si traducono in una complessiva riduzione dei rifiuti prodotti, con evidenti ricadute positive anche sui costi di gestione dei rifiuti, riciclati e non”.



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