Batteri, virus, parassiti e agenti chimici determinano quasi cinquemila decessi per tossinfezioni alimentari in Europa

Gli italiani non sono abituati a preoccuparsi più di tanto delle malattie trasmesse degli alimenti, se non quando il problema è in «casa». Un aspetto dovuto all’oggettiva qualità dei controlli, oltre che alla loro frequenza (il nostro Paese continua ad essere il primo Paese membro per numero di segnalazioni inviate attraverso il sistema di notifiche europeo Rasff), che induce a sentirsi sicuri. Ma anche in Europa, secondo i dati in possesso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci si ammala e si muore per aver consumato cibi contaminati da batteri o virus.

Venti milioni di contagi, circa 4.700 decessi (un terzo dei quali nei bambini): questi i numeri che giungono dall’ufficio di Ginevra in occasione della prima giornata mondiale dedicata alla sicurezza alimentare.

Siamo abituati a pensare che la contaminazione degli alimenti sia un problema lontano dalla nostra realtà, dal momento che i rischi sono direttamente proporzionali alla disponibilità di acqua potabile, all’igiene e alle modalità di preparazione e conservazione degli alimenti. Ma sebbene l’Europa rappresenti «l’area del Pianeta col minor carico di malattie di origine alimentare», in realtà così non è. Non deve sorprendere allora che nel rapporto redatto per l’occasione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità affermi che «il vero numero dei casi è sconosciuto, ma ci troviamo di fronte a una sottostima». Questo perché ci si rivolge alle autorità sanitarie soltanto nei casi più gravi. Di conseguenza, un numero imprecisato di contagi non giunge mai alla diagnosi. Così, nonostante uno standard dei controlli elevato, il numero delle tossinfezioni alimentari è costante e non trascurabile. Una varietà di batteri, virus, parassiti e contaminanti chimici (tossine presenti in natura, inquinanti organici, metalli pesanti) può avere conseguenze potenzialmente gravi per la salute umana. Secondo le stime, il primo «indicatore» di una malattia trasmessa dagli alimenti è la diarrea: responsabile del 94 per cento dei nuovi casi di malattia e dei 63 per cento dei decessi. Il più comune agente coinvolto in Europa è il norovirus, alla base di 15 milioni di casi di malattia. A seguire ci sono le infezioni determinate da campylobacter, listeria monocytogenes, salmonelle (batteri) e Hav (virus). Una «classifica» che rispecchia quella del nostro Paese, dove da anni si osserva un aumento dei contagi provocati dalla listeria.

Le principali fonti di epidemie sono causate da uova, carne e pesce: con tutti i loro derivati. Nei bovini, nelle pecore e nelle capre, infatti, le tossine possono essere presenti a livello intestinale. Così, durante la mungitura e la macellazione, le carni e il latte possono risultare contaminati. Non è da escludere – quando si consumano vegetali crudi non lavati – nemmeno il contatto diretto con le feci degli animali. Ma la maggior parte delle tossinfezioni alimentari si verifica comunque tra le mura domestiche.

Da qui i consigli relativi alla corretta conservazione e manipolazione degli alimenti. Nel frigorifero, oltre a mantenere una temperatura adeguata, occorre separare i cibi cotti da quelli crudi. Poi è necessario evitare la contaminazione crociata che si verifica quando si utilizzano gli stessi utensili sia sugli alimenti crudi sia su quelli pronti per il consumo. Il rischio di una tossinfezione alimentare è più elevato durante la bella stagione, quando crescono i consumi di alimenti crudi (formaggi freschi, gelati, carpacci di carne, pesce e insalata). Al contrario, quelli cotti sono più sicuri: la maggior parte dei microrganismi non resistono a temperature superiori a 60-70 gradi.



Altre Notizie