Caccia alle balene, in Giappone dal primo luglio riprende la mattanza

Caccia alle balene, in Giappone dal primo luglio dopo 31 anni riprende la mattanza, in seguito all’abbandono della Commissione internazionale (Iwc) da parte del governo nipponico.

Diversi gli appelli da parte del mondo ambientalista. La cooperativa che riunisce i principali gruppi favorevoli alla pesca è situata a Wakayama, a ovest dell’arcipelago, nella città di Taiji, e il ritorno delle attività segue la decisione del governo di Tokyo, che ha sollevato aspre critiche dalla comunità internazionale. Le navi, spiega il canale pubblico Nhk, partiranno con ogni probabilità dalle prefetture dell’Hokkaido e di Aomori, entrambi sedi con porti equipaggiati per la pesca ai cetacei.

Il Giappone si è però impegnato a limitare la caccia a specie relativamente abbondanti, come la balenottera minore, e solo nelle acque dell’arcipelago e nella zona di pertinenza economica esclusiva giapponese.

Le baleniere resteranno quindi fuori dall’Oceano Antartico, dove negli anni passati il mondo assisteva alle “battaglie navali” fra le baleniere nipponiche e la Sea Shepherd di Greenpeace, a colpi di azioni di disturbo e di idranti, nelle gelide acque antartiche tinte di rosso dal sangue dei cetacei arpionati.

Il capo dell’associazione Japan Small Type Whaling, Yoshifumi Kai, ha riferito di aver atteso per anni questo momento, aggiungendo che le navi rispetteranno i limiti sulle quote di pesca per accertarsi che la popolazione delle balene non diminuisca. Malgrado il Giappone sia stato costretto a interrompere la caccia dei cetacei a fini commerciali, in linea con la moratoria internazionale decisa dalla Iwc nel 1988, le imbarcazioni nipponiche hanno continuato a sopprimere piccole quote di balene per questioni che il governo definisce ‘legate alla ricerca scientifica’.

Secondo le autorità egli esemplari di balena soggetti alla caccia non sono a rischio di estinzione.



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