Allergie alimentari, 40 morti ogni anno in Italia, come evitare i pericoli

Cibo killer per circa 40 italiani all’anno. Tante sono le vittime di choc anafilattici causati da allergie alimentari, spesso sconosciute fino al momento del dramma.

Oltre 2 milioni di italiani, pari al 3,5% della popolazione generale, sono allergici ai cibi: l’alimento più allergizzante negli adulti, dicono i medici, è la nocciola (26%), seguita dalla verdura (14%), frutta fresca, soprattutto pesche e albicocche (12%), crostacei (10%), pesce (7%), legumi (6%), semi (6%), grano (5%).

I segnali d’allarme
I sintomi più gravi variano, ma si manifestano al massimo entro due ore dall’assunzione del cibo a cui si è allergici. I sintomi principali sono: vomito, dolori addominali, tosse roca, mancanza di fiato, rinite e congiuntive, prurito generalizzato, orticaria, angioedema ovvero gonfiore di cute e mucose con coinvolgimento del tessuto sotto il derma e della sottomucosa. Tra le manifestazioni più gravi l’anafilassi con sintomi cutanei e compromissione gastrointestinale o cardiocircolatoria o respiratoria. I sintomi delle allergie meno pericolose si limitano a vomito, dolori addominali, diarrea, sangue nelle feci, rallentamento della crescita o perdita di peso. La predisposizione alle allergie è determinante: se un genitore è già allergico il bambino avrà il 45% di possibilità di sviluppare allergie alimentari

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta diventa Centro di Referenza Nazionale per la rilevazione negli alimenti di sostanze e prodotti che provocano allergie o intolleranze.

Nei Paesi industrializzati il 2% degli adulti soffre di allergie o intolleranze alimentari, percentuale che sale all’8% tra i bambini. In Italia sono interessati 1,5 milioni di adulti e si registrano 40 morti all’anno.

“Avere un Centro di referenza nazionale significa iniziare un percorso virtuoso per fare squadra”, sottolinea il presidente Giorgio Gilli. “Torino – spiega Silvio Borrello, direttore generale della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari del Ministero della Salute – è stata scelta perché ha lavorato in modo egregio in questo campo, è un’eccellenza. Questo centro ha un ruolo importante anche per l’industria e per l’export È uno dei 6 centri nazionali di referenza, la rete italiana ha un’ottima reputazione.

Quello di Torino è stato riconosciuto anche centro europeo per la Bse (il morbo della mucca pazza) e centro riferimento per le malattie dei mammiferi acquatici”.
Lucia Decastelli, responsabile del Centro, ha ricordato che l’Istituto effettua ogni anno fino a 1.300 analisi per la ricerca di allergeni nascosti negli alimenti. I dipendenti oggi sono 420 ma sono previste assunzioni.



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