Apnee notturne, al Bel Paese costano 31 miliardi di euro l’anno

Apnee ostruttive del sonno(OSAS), un disturbo, il cui peso economico nel Bel Paese tocca l’importante cifra di 31 miliardi di euro l’anno. Si tratta di un risultato importante che risulta dal “Cost-of-illness study of Obstructive Sleep Apnea Syndrome (OSAS) in Italy”, uno studio realizzato dal CERGAS SDA Bocconi -Centre for Research on Health and Social Care Management- con il contributo non condizionante di Philips, presentato oggi presso la SDA Bocconi School of Management alla presenza di Emanuele Monti, Presidente Commissione Sanità e Politiche Sociali Regione Lombardia.

Nello specifico l’apnea ostruttiva del sonno (obstructive sleep apnea, OSA) è determinata da un’ostruzione completa o parziale delle vie aeree superiori, ed è stata dimostrata essere un fattore di rischio per diverse malattie oltre a essere correlata ad altre conseguenze non mediche, che aumentano il peso clinico ed economico dell’OSA. In Italia l’impatto dell’OSA, e della sindrome a essa associata (obstructive sleep apnea syndrome, OSAS), è fortemente sottostimato dai policy-makers, dai clinici e dalla popolazione generale, anche a causa di notevoli gap diagnostici e lo studio in questione è il primo che valuta il peso economico dell’OSA(S) per la società in Italia.

Capitolo impatto economico delle OSAS: l’insieme dei 31 miliardi di euro annui – circa 520 euro per residente – è costituito per il 60% da costi diretti sanitari, per il 36% da costi indiretti dovuti a morbilità, mentre il restante 4% sono costi diretti non sanitari. Importante è anche il peso per la società causato dal sotto-trattamento dell’OSAS: e inferiore qualità della vita è quantificabile in circa 9 miliardi di euro l’anno. Tra le principali cause dell’impatto sociale dell’OSAS in Italia ci sono la sotto-diagnosi e il sotto-trattamento, a soffrire di questa patologia in Italia sono 24 milioni di persone  di età compresa tra 15 e 74 anni (54% della popolazione adulta), di cui circa 12 milioni di affetti da patologia di livello moderato-grave (27% della popolazione adulta, di cui il 65% maschi), ma a oggi solamente 460.000 pazienti con OSAS moderata-severa siano diagnosticati (4% della prevalenza stimata) e appena 230.000 siano trattati (2% della prevalenza stimata).

“Questo studio evidenzia la necessità di semplificare il processo di diagnosi dell’OSAS, partendo magari anche da valutazioni di tipo clinico che possano meglio suggerire al medico quali pazienti indirizzare al percorso diagnostico. Dato che non è possibile studiare tutti i soggetti con un’ipotesi diagnostica della sindrome, è importante cercare di caratterizzarli al meglio dal punto di vista clinico, limitando così il numero degli esami specifici da eseguire.” – ha dichiarato il Prof. Luigi Ferini Strambi, primario del Centro di Medicina del Sonno presso il San Raffaele di Milano – “Da un lato le conseguenze di questa patologia sono legate alla frammentazione del sonno, dall’altro all’ipossia intermittente nel corso della notte che ha ripercussioni a carico di cuore e cervello: sono due organi che hanno costantemente bisogno di ossigeno. Da un punto di vista terapeutico, sono diversi i possibili trattamenti: attenzione, perché vanno personalizzati in base alle caratteristiche dell’individuo e al grado di gravità della patologia”.



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