Infarto, ogni minuto conta e 120 sono troppi

L’infarto miocardico acuto (popolarmente noto come ‘attacco di cuore’) è uno dei più gravi eventi cardiovascolari. In Italia, ogni anno, se ne verificano all’incirca 120.000, di cui una buona parte letale. Oggi la mortalità per attacco di cuore si assesta intorno all’11% ma si ritiene che nel giro di alcuni anni questa percentuale possa essere dimezzata grazie a migliori strategie di diagnosi, terapia e prevenzione.

In caso di infarto ogni minuto conta. È stato dimostrato che non deve più esistere il limite ‘golden hour’ di 120 minuti, ormai superato, perché la tempestività dell’intervento medico è ancora più essenziale del previsto: per ogni 10 minuti di ritardo si registra un 3% addizionale di mortalità. Sono questi alcuni dati emersi a Matera nel corso del convegno di presentazione della campagna nazionale sulla gestione dell’infarto “Ogni minuto conta”, voluta da “Il Cuore Siamo Noi – Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus”, con il patrocinio della Società Italiana di Cardiologia.

I segnali di allarme
In molti casi l’infarto miocardico (del muscolo cardiaco) è preannunciato da alcuni sintomi:

Il ‘dolore al petto o angina pectoris’ che insorge in occasione di uno sforzo, di un’emozione o senza causa apparente. È un dolore di intensità variabile, localizzato al centro del petto e dietro allo sterno, che dà origine a una sensazione angosciante di costrizione come una morsa, oppure a un dolore/bruciore che può irradiarsi anche alla mascella (come un fortissimo mal di denti), alle spalle, alle braccia, alle mani e alla schiena. Anche l’intensità del dolore è variabile, come le sue manifestazioni: può infatti essere di breve durata (qualche minuto) o prolungato, e accompagnarsi a una sensazione di forte affaticamento, nausea e sudorazione fredda.
Dolori più localizzati, che anche in questo caso possono avere sede e durata variabili, che assomigliano di più a un bruciore o a una ferita che alla stretta tipica del dolore da angina pectoris.
I sintomi di infarto nelle donne possono essere diversi e meno evidenti rispetto a quelli che si verificano negli uomini. In aggiunta ai campanelli di allarme enunciati e comuni a entrambi i sessi, possono comparire anche:

-Dolore addominale o bruciore di stomaco
-Cute umida
-Stordimento o capogiri.
L’incontro è stato l’occasione per sottolineare l’importanza delle due strategie principali per accorciare i tempi di accesso all’angioplastica con stent, intervento indispensabile per riaprire le coronarie colpite da infarto: da un lato infatti i cittadini devono imparare a riconoscere subito i segni tipici dell’infarto (come il dolore costrittivo retrosternale), dall’altra i soccorsi devono ridurre ogni possibile ritardo avendo a disposizione mezzi equipaggiati con un elettrocardiografo per fare diagnosi immediata, garantendo il trasferimento nel più breve tempo possibile a centri con un laboratorio di emodinamica o, se il paziente arriva in un ospedale dove può essere sottoposto ad angioplastica, non facendolo passare dall’accettazione di Pronto Soccorso ma andando direttamente in sala di emodinamica, come fosse un ‘fast track’ in aeroporto, risparmiando solo qui circa 20 minuti.

Quando la diagnosi di infarto viene effettuata prima che il paziente si ricovera in ospedale (diagnosi pre-ospedaliera basata sui sintomi e sull’elettrocardiogramma), l’attivazione immediata del laboratorio di emodinamica non solo riduce il ritardo del trattamento, ma riduce anche la mortalità.


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