Maltati di Aids, struttura ricettiva si rifiuta di accoglierli

Vacanze negate per un gruppo di malati di Aids che si è visto vietare il soggiorno in una struttura ricettiva barese, malgrado le rassicurazioni sull’assenza di un rischio contagio degli operatori della casa alloggio che li cura e li assiste. A denunciarlo è la fondazione Opera Santi Medici Cosma e Damiano di Bitonto (Bari), a cui fa riferimento la casa alloggio “Raggio di Sole” che si occupa dei malati.

“Ci siamo rivolti a una struttura dove almeno una volta all’anno siamo sempre andati – spiega la responsabile della casa-alloggio, la psicologa Fiorella Falcone – dopo che avevano accordato il nostro ingresso, ci hanno negato l’autorizzazione”. Di solito per l’estate gli ospiti di ‘Raggio di sole’ si sono sempre spostati in altre parti d’Italia, stavolta però era necessario non allontanarsi troppo: avevano scelto di restare in zona perché “le condizioni di qualcuno di loro non ci permettevano di spostarci tutti insieme, operatori compresi – spiega il direttore della Fondazione, Giovanni Vacca – quindi abbiamo optato per portarli al mare tre volte alla settimana, in un luogo più vicino”. Il sospetto, allora, è che il rifiuto da parte dello stabilimento balneare sia legato al pregiudizio, allo stigma che si porta dietro già la sola sigla Aids.

“I nostri pazienti hanno carica virale azzerata, non possono trasmettere l’Hiv”, precisa Falcone. Soprattutto, in nessun caso si potrebbe trasmettere con un bagno al mare, o in piscina. Non ci si contagia con il sudore, le lacrime, l’urina o la saliva. Ci è voluto poco perché quel dubbio iniziale diventasse certezza: “Il loro legale ci ha detto apertamente che non volevano più accoglierci perché i nostri ospiti hanno l’Aids – continua Falcone – da allora non ci hanno risposto più, nemmeno per telefono”. Circostanza confermata dallo stesso Giovanni Vacca: “Non ci hanno voluto perché i nostri residenti hanno l’Aids: ci hanno detto proprio così”.

Alla fine la soluzione si è comunque trovata: La situazione pare però essersi risolta positivamente, con un’altra realtà che si è detta disponibile ad accogliere il gruppo. “Per una struttura che ci chiude le porte, ce n’è un’altra che le ha aperte – scrive la fondazione -. C’è ancora di che sperare. Continuiamo ad organizzare la Speranza”.



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