Zanzare tigre, ecco come eliminarle

La zanzara tigre è capace di adattarsi alle situazione più avverse sopravvivendo al gelo invernale in uova contro le quali poco si può fare. Ha una caratteristica che può essere utilizzata a nostro vantaggio.

Una situazione piuttosto comune che mi viene spesso segnalata è quella in cui contesti fino a qualche anno fa vivibili sono diventati un tormento per colpa delle zanzare tigre. La situazione risulta particolarmente critica nei contesti urbani densamente popolati o residenziali. E’ proprio quì che le zanzare tigre proliferano grazie ai microristagni tipici e iterati presenti in numerosi giardini adiacenti e dalle caratteristiche simili. Purtroppo l’attenzione di molti negli spazi di propria gestione può essere resa vana dall’incuria di pochi.

Se però lo spazio su cui si può agire è “abbastanza” ampio ci sono buone possibilità per combattere la zanzara tigre. Infatti, sono stati fatti passi avanti nella lotta alla zanzara tigre, particolarmente temibile per la sua capacità di trasmettere virus tropicali. L’ENEA ha concesso alla startup Biovecblok lo sfruttamento del metodo biotecnologico sviluppato dall’Agenzia per limitare la riproduzione di questo insetto attraverso la produzione di maschi “sterilizzanti” senza ricorrere a radiazioni mutagene o manipolazioni del DNA. Ciò consentirà di condurre campagne di disinfestazione in campo basate sul rilascio di esemplari non in grado di riprodursi.

“In buona sostanza, attraverso il rilascio della nostra linea di maschi sterilizzanti – in questo momento già in sperimentazione a Roma nell’ambito di una collaborazione scientifica con l’Università Sapienza – verranno abbattute le capacità riproduttive e la densità di popolazione delle zanzare così come il rischio di trasmissione all’uomo di importanti patologie quali dengue, chikungunya, Zika e febbre gialla che sempre più di frequente si affacciano alle nostre latitudini, favorite dai viaggi intercontinentali e dai cambiamenti climatici”, commenta Maurizio Calvitti, della Divisione Biotecnologie e Agroindustria dell’ENEA.

In pratica, i ricercatori dell’ENEA hanno introdotto nella zanzara tigre ceppi specifici del batterio Wolbachia, innocuo per l’uomo e presente in gran parte degli insetti, con un duplice effetto: le femmine manifestano un azzeramento della trasmissione del virus Zika e una riduzione a meno del 5% di quella dei virus di dengue e chikungunya, mentre i maschi rendono sterili le femmine selvatiche con cui si accoppiano.



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