Campi Flegrei, un test prevede dove avverrà un’eruzione

Campi Flegrei, messo a punto dal team di esperti guidato dalla ricercatrice italiana Eleonora Rivalta un test che permette di capire quale strada percorrerà il manga durante la sua prossima risalita dalle profondità della Terra.

Nel corso degli anni sono stati realizzati numerosi modelli finalizzati a prevedere le eruzioni vulcaniche. Il più recente è stato messo a punto dal team di esperti guidato dall’italiana Eleonora Rivalta, ricercatrice presso il Centro di Ricerca per le Geoscienze di Potsdam (in Germania): combinando fisica e statistica, la nuova tecnica permette di capire quale strada percorrerà il manga durante la sua prossima risalita dalle profondità della Terra.

Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università di Roma Tre e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), è stato pubblicato sulle pagine della rivista specializzata Science Advances. Il nuovo modello è stato testato con successo nei Campi Flegrei, una delle zone a più alto rischio vulcanico della Terra: in quest’area, infatti, sono presenti circa 80 fratture nel terreno che hanno dato vita a eruzioni esplosive negli ultimi 15.000 anni. In base ai risultati del test, in futuro potrebbe aprirsi una nuova bocca nel Monte Nuovo, dove nel 1538 si verificò un’eruzione.

“Quando si cerca di prevedere come avverrà un’eruzione la maggiore difficoltà consiste nel fatto che il trasporto di magma avviene nel sottosuolo e non è visibile a occhio nudo”, spiega Eleonora Rivalta. Grazie a strumentazioni sempre più precise, nel corso degli ultimi vent’anni i ricercatori hanno potuto iniziare a monitorare gli spostamenti del magma e a elaborare dei modelli al computer, ma si tratta di una scienza ancora molto giovane e imprecisa. “I metodi usati fino a ora si basano o solo sulla statistica, analizzando i siti nei quali in precedenza le eruzioni sono avvenute con maggiore frequenza, o solo sulla fisica, calcolando i percorsi che offrono la minore resistenza al magma in risalita”, prosegue Rivalta.

I metodi basati sulla statistica non mettono a disposizione dati sufficienti per elaborare una mappa abbastanza accurata, mentre in quelli basati sulla fisica le forze in gioco sono difficili da valutare con precisione. “Noi abbiamo combinato i due metodi basandoci sul metodo fisico, ma calibrandolo in modo che sia compatibile con i dati eruttivi”, chiarisce l’esperta. “La parte più difficile è stata generalizzare il metodo, in modo che fosse valido per ogni vulcano: il segreto sta nel quantificare bene tutte le forze del sottosuolo, che saranno sempre differenti, e ricalibrare il modello ogni volta”, conclude Rivalta.



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