Perchè l’Amazzonia brucia, l’Ispra fa il punto e ci spiega come mai

L’Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha pubblicato sul suo sito internet un’analisi della situazione di emergenza che si è venuta a creare questa estate con l’escalation di incendi in parti fondamentali del pianeta: Siberia, Isole Canarie, Alaska, Groenlandia e la foresta pluviale amazzonica in Brasile.

«Oltre 5 milioni di ettari di foreste – una superficie pari a poco meno della metà dell’intero patrimonio forestale italiano – sono andate in fiamme in Siberia nel solo mese di agosto. Un dato senza precedenti nella storia della Russia. Per effetto di questi incendi una nuvola di fumo d’oltre 5 milioni di chilometri quadrati (una superficie più estesa dell’intero territorio dell’UE) ha avvolto gran parte del paese e le principali città siberiane, come Novosibirsk, ha attraversato l’Oceano Pacifico, raggiungendo gli Stati Uniti».

«Tra tutti gli incendi avvenuti quest’estate nelle varie regioni del globo, la preoccupazione maggiore è rivolta verso quelli della foresta pluviale amazzonica, la più grande foresta tropicale del mondo. Da almeno due settimane le fiamme stanno divorando le foreste degli stati brasiliani di Amazonas, Rondonia, Mato Grosso, Parà e del Paraguay. I satelliti hanno invito immagini allarmanti  d’un fumo molto denso che ha coperto San Paolo, la più grande città del Brasile, distante migliaia di chilometri dal cuore degli incendi divampati nello stato di Rondonia e nel Paraguay. Nel corso del 2019 circa 75 mila eventi incendiari sono stati registrati nella foresta pluviale amazzonica, un numero record, quasi il doppio rispetto al numero d’incendi nello stesso periodo del 2018. L’istituto nazionale per la ricerca spaziale (INPE) ha rilevato che nel mese di luglio sono stati bruciati 225 mila ettari di foresta pluviale amazzonica, anche questo un dato senza precedenti, il triplo rispetto a quelli del luglio 2018».

«Perché avvengono questi incendi e a questa scala? La foresta pluviale amazzonica, che rimane umida per gran parte dell’anno, non brucia naturalmente. Gli incendi—come hanno testimoniato le istituzioni di ricerca e le organizzazioni non governative che operano in Amazzonia, tra cui IPAM—sono intenzionali.  La responsabilità è attribuita agli agricoltori e alle grandi imprese zootecniche e agro-industriali, che usano il metodo “taglia e brucia” per liberare la terra, non solo dalla vegetazione, ma anche dalle popolazioni locali e indigene.  Tutto ciò è illegale in Brasile. Ma questo è. Gli alberi vengono tagliati nei mesi di luglio e agosto, lasciati in campo per perdere umidità, successivamente bruciati, con l’idea che le ceneri possano fertilizzare il terreno. Quando ritorna la stagione delle piogge, l’umidità del terreno denudato favorisce lo sviluppo di vegetazione nuova per il bestiame».


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