Cnr, incendi boreali mai così in 10mila anni

L’estate 2019 è stata caratterizzata da grandi incendi che hanno interessato diversi biomi terrestri – parti della biosfera che vengono classificate per la presenza di flora e fauna caratterisici – con caratteristiche ecologiche molto diverse tra loro, come le foreste boreali che si trovano alle latitudini più settentrionali dell’emisfero nord, e le foreste equatoriali e tropicali che si trovano vicine all’equatore in entrambi gli emisferi.

Gli incendi hanno avuto un grande spazio sui media suscitando un forte impatto sull’opinione pubblica. I messaggi veicolati però, come spesso accade in queste situazioni, hanno visto prevalere una componente emotiva a scapito di una corretta informazione. Infatti, gli incendi boreali e tropicali hanno profonde differenze, alcune similitudini e diversi legami con il cambiamento climatico con importanti implicazioni a scala locale e globale.

Gli Incendi ‘boreali’ che devastano le foreste polmone verde del Pianeta, in Amazzonia o in Africa: “Da diecimila anni a quelle latitudini non ci sono notizie di eventi di questa portata”. Lo ha spiegato Antonello Provenzale, dirigente di ricerca del Cnr e direttore dell’istituto Geoscienze e georisorse del Cnr, che è intervenuto al Festival della Mente di Sarzana parlando di cambiamenti climatici e di come influenzeranno il futuro del pianeta.

“Chi nega il cambiamento climatico in corso non si basa su dati ma su presupposti ideologici – ha detto Provenzale – i dati indicano che la temperatura è aumentata a causa della CO2 che è di origine antropica. È ora di passare da un dibattito sterile a uno più difficile: cosa possiamo fare e come riconvertire la produzione energetica. Non è che andremo verso la catastrofe, il pianeta sopravvive ma sarà la nostra civiltà ad avere problemi seri: il cambiamento climatico però può essere motore di nuovo sviluppo, nella necessità di sviluppare nuove tecnologie sostenibili”. Lo scienziato ha spiegato che gli effetti del cambiamento climatico si stanno accelerando in questi ultimi anni, a preoccupare oltre a incendi boreali, siccità nel Mediterraneo, ritiro dei ghiacciai, anche altri aspetti non ancora attivi.

“Lo scongelamento del permafrost artico può immettere in atmosfera enormi quantità di metano, in gradi di amplificare ulteriormente il riscaldamento. Un altro problema è che l’anidride carbonica assorbita dagli oceani può acidificare l’acqua e mettere a repentaglio molti ecosistemi: diverse specie di coralli sono già perdute”, conclude l’esperto.



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