In Italia è allarme sepsi, uccide 10 volte di più dell’Hiv

Se fosse una malattia sarebbe la seconda più letale al mondo, con 7-9 milioni di morti l’anno, molti di più rispetto ad esempio ai 7-800mila dell’Hiv-Aids. A volte basta una banale infezione a mandare in tilt il sistema immunitario mettendo in pericolo la vita. Causa la morte 4 volte più del tumore al colon, 5 più dell’ictus e 10 più dell’infarto. In Italia si stimano circa 250 mila casi di sepsi l’anno, e in 1 caso su 4 non si sopravvive. Eppure questo grave problema continua a essere poco noto all’opinione pubblica, nonostante l’Organizzazione mondiale della Sanità l’abbia definita un’emergenza sanitaria globale.

Quella legata alla sepsi, ricordano gli esperti, è una crisi globale di salute pubblica, che non risparmia alcun paese, Italia compresa. La sepsi, spiega il sito dedicato alla giornata dalla Global Sepsis Alliance, è una condizione in cui la risposta del corpo ad una infezione coinvolge tessuti e organi, e può portare alla morte fino al 50% dei casi. Possono scatenarla molti diversi microrganismi, da quelli legati a infezioni banali come l’influenza a batteri e funghi. Colpisce nel mondo 30 milioni di persone e ne uccide appunto 7-9 milioni.

Il fenomeno, fanno notare gli esperti, è strettamente legato a quello della resistenza agli antibiotici, che aumenta la diffusione delle infezioni e rende più difficile farle guarire.

Il tasso di mortalità – sottolinea Konrad Reinhart, presidente dell’alleanza – è calato fino al 20% grazie a una serie di azioni in Australia, Gran Bretagna, Usa ma anche in paesi a medio reddito come il Brasile. Noi chiediamo a tutte le nazioni di impegnarsi per ridurre di un quinto le morti per sepsi entro il 2025. Per riuscirci servono sufficienti strutture per il trattamento e la riabilitazione, così come operatori formati disponibili per i pazienti con sepsi”. In Italia, si legge nell’ultima edizione del rapporto Osservasalute, il numero delle morti sepsi-correlate è cresciuto negli ultimi anni passando da 18.668 del 2003 a 49.301 del 2016, con il 75% dei casi che si riscontra negli anziani, anche a causa della presenza contemporanea di più condizioni che debilitano le condizioni fisiche.

Fattori di Rischio
La sepsi è scatenata dal concorso di due fattori: da un lato l’infezione di un tessuto normalmente sterile da parte di patogeni (batteri, funghi, virus) e dall’altro l’esagerata risposta infiammatoria sistemica (SIRS) dell’organismo. Tra i microorganismi più frequentemente chiamati in causa negli episodi settici, ricordiamo Escherichia coli, Klebsiella spp., Pseudomonas spp., Candida spp., stafilococchi meticillino-resistenti.

L’infiammazione è una delle armi che il nostro corpo utilizza per combattere le infezioni. Mentre in condizioni normali esiste un equilibrio tra i fattori pro ed anti infiammatori, nella sepsi la risposta flogistica diviene esagerata e sistemica (si propaga dal sito d’infezione all’intero organismo). Di conseguenza, all’interno dei vasi sanguigni si formano dei microscopici coaguli (trombi), per aumento dei fenomeni biochimici che li generano e riduzione di quelli che li “sciolgono”. Il cuore si trova così costretto a pompare sangue in circolo con maggiore forza, mentre gli organi soffrono per il ridotto apporto di ossigeno e nutrienti .

Riguardo ai fattori di rischio della sepsi, tale condizione può potenzialmente interessare qualsiasi soggetto. E’ indubbio, comunque, che la giovanissima età (infanzia) e la vecchiaia (>65 anni) espongano l’individuo ad un maggior rischio di subire un fenomeno settico. Altri fattori predisponenti sono rappresentati dall’abuso di alcool e droghe, dalla compromissione del sistema immunitario e dalla debilitazione organica (insufficienza renale o epatica, AIDS, cancro o terapie antitumorali, terapia anti-rigetto dopo un trapianto d’organo, terapia cortisonica prolungata), dalla razza nera rispetto a quella caucasica e da condizioni mediche particolari (invasione batterica del sangue o setticemia, ascessi dentari, polmonite, infezioni urinarie, appendicite perforata, meningite, diabete e traumi severi come ustioni estese o ferite da arma da fuoco). Non dobbiamo poi dimenticare che la sepsi è un evento abbastanza frequente nelle persone ricoverate in terapia intensiva, che tra tutte sono quelle più esposte al rischio settico e alle sue più temibili conseguenze. Anche l’intubazione, l’applicazione di cateteri urinari o di altri dispositivi invasivi eleva significativamente il rischio di subire fenomeni settici.

“Una battaglia che si conduce tutti i giorni nei reparti ospedalieri e nei laboratori di Microbiologia di tutto il mondo – sottolinea Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli (Associazioni Microbiologi Clinici Italiani) -. Si pensi che per ogni ora di ritardo diagnostico la mortalità aumenta del 7,6%.    Doveroso quindi parlarne e fare fronte comune per contenere questa grave minaccia. Va, inoltre, sottolineato che la sepsi è al primo posto in molte nazioni europee tra le quali l’Italia, in relazione ai costi di ospedalizzazione e di spese sanitarie in generale”.



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