OMS: Allarme pandemia di influenza: possibili 80 milioni di morti in 36 ore

Secondo il rapporto annuale del Global Preparedness Monitoring Board, la commissione sul tema istituita da Banca Mondiale e (OMS) Organizzazione Mondiale della Sanità, potrebbe arrivare una pandemia di influenza a causa della quale potrebbero morire ben 80 milioni di persone, in sole 36 ore. È un rischio reale, confermano gli esperti, e il mondo non sarebbe pronto a fronteggiare una catastrofe del genere.

Gli scienziati interpellati per lo studio pensano che “il mondo oggi è più a rischio di pandemie”. “Un agente patogeno in rapido movimento ha il potenziale per uccidere decine di milioni di persone, interrompere le economie e destabilizzare la sicurezza nazionale”, hanno continuato. Basterebbe un virus killer, simile a quello dell’influenza, per scatenare tutto quanto. E dato che il mondo oggi è interconnesso, la sua velocità di propagazione sarebbe allarmante: 36-50 ore.

Le ripercussione per la società sarebbero disastrose. Le nostre economie, infatti, non sarebbero pronti a combattere e crollerebbero in poco tempo. Da qui nasce un’esigenza: quella di rafforzare sempre di più il sistema sanitario, renderlo più reattivo e adeguato.

Anche secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il rischio di una pandemia di influenza non è una possibilità remota.

Tra il 2011 e il 2018, si legge, l’Oms ha registrato 1483 epidemie nel mondo in 172 paesi, comprese quelle di Ebola e della Sars, molte delle quali hanno devastato i paesi colpiti.

“Il mondo non è preparato – scrivono -. Per troppo tempo abbiamo permesso un alternarsi di panico e di trascuratezza nei confronti delle pandemie: aumentiamo gli sforzi quando c’è una minaccia seria e poi li dimentichiamo quando il pericolo passa. Ora è tempo di agire”.

I paesi più colpiti, sottolinea il rapporto, sarebbero quelli del sud del mondo, anche se nella fascia più a rischio ci sono anche quelli dell’est Europa. Gli esperti hanno individuato sette azioni necessarie perchè i paesi siano più preparati, dall’introduzione di un sistema di monitoraggio dei progressi dei paesi in questo settore ad un maggior coinvolgimento dell’Onu nel coordinamento della risposta.



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