Carne rossa, mangiarne di meno fa bene alla salute?

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I pericoli indotti dall’eccesso di carne rossa nella dieta sono direttamente proporzionali all’abuso del suo consumo. Una frequenza di due o tre porzioni di carne la settimana non sembra contribuire alla patogenesi di alcuna malattia, fermo restando che l’intero regime dietetico sia equilibrato ed i metodi di cottura idonei.

Moltissimi dati hanno avvalorato la tesi che il sovrabbondante consumo di carni rosse è connesso allo sviluppo di tumori, soprattutto dell’apparato digerente. “I dati del 2015 sulla base dei quali lo IARC inserì le carni rosse nell’elenco delle sostanze potenzialmente cancerogene deponevano per un aumento di rischio di sviluppare tumori di colon-retto, stomaco, pancreas e prostata, ma la qualità modesta di questi dati veniva comunque già sottolineata all’epoca dagli stessi esperti” ricorda Roberto Bordonaro, segretario nazionale dell’Associazione di Oncologia Medica Italiana (Aiom), al Corriere della Sera.

I ricercatori dei Centri Cochrane canadesi, spagnoli e polacchi hanno però fatto una revisione di una dozzina di studi differenti, riguardanti in totale circa 54mila persone, con l’intento di verificare quanta carne rossa e lavorata fosse effettivamente consumata in media dalla popolazione adulta in Nord America ed Europa (le stime riportano tre o quattro volte a settimana) e quali fossero le conseguenze a livello oncologico e cardiometabolico. Ne hanno concluso che la maggior parte delle persone può continuare con le attuali abitudini nel mangiare carne e insaccati, nelle stesse quantità, perché non comportano un aumento del rischio di malattie cardiache, diabete o cancro.