Giornata Mondiale dell’Alimentazione: Mangiare evitando gli sprechi è una questione di giustizia

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Oltre 820 milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare, ma un terzo del cibo prodotto finisce nella spazzatura. Ecco un’analisi della situazione in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, che si celebra come sempre il 16 ottobre, anniversario della fondazione della Fao, l’organizzazione Onu per alimentazione e agricoltura.

Il cibo è un diritto umano: la lotta allo spreco
La Fao afferma che il cibo è un diritto umano fondamentale, che come tale va garantito a tutti, in qualunque parte del mondo. Il diritto al cibo, ricorda l’organizzazione dell’Onu, è inserito nelle carte costituzionali di oltre 20 paesi e circa 145 stati hanno ratificato il Patto Internazionale sui Diritti economici, sociali e culturali del 1966, che richiede agli Stati firmatari, tra l’altro, di introdurre apposite leggi sul diritto a un’adeguata alimentazione.

Mangiare evitando o riducendo gli sprechi è una questione di giustizia. Buttare il cibo nei rifiuti significa spreco di risorse, come l’acqua e i terreni destinati alle coltivazioni; significa perdite di denaro; comporta un forte impatto ambientale (il cibo buttato in un anno è responsabile dell’8% delle emissioni di gas serra). La lotta allo spreco è uno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (adottati nel 2015), che punta a dimezzare le perdite alimentari globali a tutti i livelli entro il 2030.

Le perdite di cibo in parte sono specchio di un malcostume, di cattive abitudini e di scarsa attenzione a ciò che si consuma. In parte sono legate a una scorretta o carente gestione del processo di produzione alimentare, alla mancanza di mezzi, o anche ad agenti esterni (le condizioni climatiche, ad esempio) che non possono essere controllati dall’uomo.

In ogni caso, come il rapporto della Fao ricorda, lo spreco avviene a tutti i livelli e in tutte le fasi del processo alla base di un prodotto alimentare: nella fase produttiva (agricoltura, allevamento, raccolta) e di prima trasformazione gli sprechi sono spesso legati all’incapacità di ottimizzare il lavoro nei terreni agricoli, alla carenza di infrastrutture, ai problemi nel trasporto.

Nella fase di distribuzione lo spreco riguarda soprattutto la lavorazione industriale ed è legato a fattori come, ad esempio, la necessità che un prodotto soddisfi certi criteri estetici. Ma è nella fase del consumo, sia quello domestico sia nella ristorazione, che si producono gli sprechi più ingenti, spesso legati a un comportamento non corretto, all’ignoranza dei sistemi di conservazione, alla poca attenzione alle etichette e alle scadenze, ad acquisti che superano il reale bisogno quotidiano.

Lo spreco alimentare – Nello State of Food and Agriculture 2019, pubblicato il 14 ottobre in vista della Gma, si evidenzia il problema spesso sottovalutato dello spreco alimentare. Circa il 14% di tutto il cibo prodotto nel mondo diventa immangiabile prima ancora di raggiungere gli scaffali di negozi e supermercati, per problemi che insorgono sul campo, nelle aziende produttrici, durante le fasi di stoccaggio o di trasporto. Il rapporto analizza soprattutto le dinamiche del food loss (alimenti persi prima della distribuzione) e del food waste (spreco che avviene nelle case) per cercare delle possibili soluzioni.