Le sigarette elettroniche fanno davvero male?

Sono state promosse come l’alternativa salutare al fumo di sigaretta, ma le sigarette elettroniche ancora non convincono la comunità scientifica, che perlomeno sui proclami salutistici invoca cautela. Troppo presto per dire se fanno meno male delle sigarette combustibili, concludono gli autori di una fra le più complete revisioni di studi condotte finora.

Sul mercato dai primi anni duemila, le e-cig sono oggetti d’uso e di ricerca molto recenti, se si pensa che per attestare i danni del fumo di sigaretta ci sono voluti decenni di osservazione sui consumatori. L’attenzione è massima dopo gli allarmi dagli USA, dove questa estate si sono registrati casi anche letali di malattie respiratorie gravi dovute all’utilizzo di sigarette elettroniche, probabilmente alterate con l’aggiunta di altre sostanze nei liquidi (in molti casi THC). Ora un articolo sul British Medical Journal fa il punto di quanto si sa degli effetti delle sigarette elettroniche sulla salute respiratoria, analizzando gli studi di qualità disponibili sino ad oggi.

«Gli studi mostrano effetti negativi misurabili sulla salute e sulle cellule dei polmoni, nelle persone, negli animali e sui campioni di tessuto analizzati in laboratorio» ha spiegato Rob Tarran, uno degli autori dell’indagine, professore di biologia cellulare e fisiologia della University of North Carolina. Sono comunque meno dannose delle sigarette tradizionali per i nostri polmoni? La risposta dei ricercatori americani è rigorosa: non possiamo dirlo con certezza, gli anni di studio sono ancora troppo pochi. Inoltre è complicato raggiungere conclusioni generali poichè i prodotti in commercio sono molto diversi per tecnologia delle apparecchiature, per composizione dei liquidi e concentrazione delle diverse sostanze (in genere glicole propilenico, nicotina, aromi, ma sono state rilevate varie sostanze nocive come metalli pesanti e aldeidi). Ecco in sintesi quanto hanno raccolto gli autori dell’indagine.

Diversi studi hanno evidenziato un aumento di disturbi respiratori negli adolescenti che svapano. Questo è un tema cruciale, perchè molti prodotti puntano dritto al target dei giovanissimi e ricordiamo che negli States un sedicenne su quattro e il 10 per cento dei dodici-tredicenni usano sigarette elettroniche. Sono stati riscontrati più alti della media dei coetanei asma, respiro corto, bronchiti o sintomi simili. Sempre sulle persone sono tanti gli indizi di effetti sui polmoni, compresa una certa casistica di polmonite lipoidea, una polmonite che si può verificare per l’inalazione di sostanze oleose. Sugli animali sono stati dimostrati danni al polmone, compresa una maggiore suscettibilità alle infezioni.

Infine, gli studi condotti su campioni di tessuto polmonare hanno mostrato effetti negativi a vario livello. Pur ribadendo che è estremamente difficile riprodurre le conseguenze di apparecchi e sostanze così eterogenee nella realtà dei consumatori, gli autori hanno voluto sottolineare che gli unici studi da cui non sono emersi effetti negativi sono quelli finanziati dalle aziende produttrici. In conclusione gli autori raccomandano «che i prodotti da svapo siano regolati in maniera analoga ai prodotti farmaceutici, che passano attraverso una ben definita serire di studi preclinici e clinici prima di essere immessi sul mercato».



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