Codice Rosso a Venezia, Greenpeace: non è il maltempo ma l’emergenza climatica!

L’Italia è stata colpita in queste ore da fenomeni climatici estremi. A Venezia ci sono state due vittime, San Marco allagata e danneggiata, gondole e vaporetti sottosopra, e l’acqua alta ha superato i 180 cm. C’è sempre stata? Sì, ma la verità è che la frequenza e la violenza di episodi come questo hanno una portata che non ha nulla di normale: la basilica di San Marco si è allagata 5 volte nella storia, e 3 di queste si sono verificate negli ultimi 20 anni. Questi sono cambiamenti climatici, non maltempo.

L’Italia, come il resto del mondo dopotutto, è vittima di eventi climatici estremi che alcuni si ostinano ancora a definire maltempo, ma che noi sappiamo essere conseguenza diretta dei cambiamenti climatici in corso. Si tratta semplicemente di riconoscere quel che abbiamo davanti agli occhi e di avere il coraggio di chiamare le cose col proprio nome, senza cullarsi nell’illusione, ormai del tutto anacronistica, del negazionismo climatico.

Le persone e le città colpite da questi eventi hanno bisogno di aiuto: chiediamo pertanto al nostro governo di fornire supporto immediato alle persone e soprattutto di cercare di agire direttamente sulle cause dei cambiamenti climatici, a partire proprio da un rapido cambiamento dei piani energetici nazionali che purtroppo prevedono un massiccio utilizzo del gas ancora per i prossimi decenni.

Ecco le 4 richieste di Greenpeace al Governo Italiano: 

Comunicare il piano di chiusura di ogni centrale a carbone. Vogliamo sapere esattamente quando ogni centrale chiuderà e cosa sarà dell’impianto che si chiude: perché se l’obiettivo è sostituire le centrali a carbone con impianti a gas, continueremo a commettere gli stessi gravi errori. Basta fossili!

Azzerare davvero i sussidi alle fonti fossili. Basta soldi pubblici a gas, petrolio e carbone, i “sussidi ambientalmente dannosi” rintracciati dal Ministero dell’Ambiente devono essere eliminati in pochi anni, non decenni come vuole il governo.

Chiarire come e quando verranno fermate le trivelle, e specificare che fine faranno le vecchie piattaforme. Al momento c’è una moratoria sui nuovi permessi, ma tra pochi mesi questa pausa finirà, e i mari e la terra italiani rischiano di finire di nuovo in mano ai petrolieri.

Modificare subito il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC). Non possiamo insistere con un piano suicida come quello attualmente promosso dal governo in cui l’Italia sta puntando tutto sul gas, con obiettivi troppo bassi per le rinnovabili e il taglio delle emissioni.

Ogni Governo deve fare la propria parte da subito per fermare i cambiamenti climatici e garantire un futuro al nostro Pianeta.


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