Giovani sempre più connessi tra autolesionismo e antidepressivi

In una società sempre più digitalizzata, con genitori anziani (e spesso separati) e Internet a fare la parte del ‘maestro’ anche nella sfera sessuale, i giovanissimi si sentono sempre più soli. Così, per vincere malessere e disagio, aumenta il ricorso ad ansiolitici e antidepressivi, o ad atti di autolesionismo.

E’ la fotografia emersa da un’indagine su oltre 10.000 studenti, illustrata stamani da Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Padova, in vista del XIV Convegno di Medicina organizzato dalla Fondazione Foresta Onlus domani a Lecce presso il Castello Carlo V. L’indagine è il risultato del Progetto DigitPro – il Disagio giovanile e la sua prevenzione – sviluppato dalla Fondazione Foresta Onlus.

“Si tratta di dati raccolti nella popolazione studentesca negli anni 2017-2018 in diverse città d’Italia (Padova, Lecce, Napoli, Bari, Taranto) – spiega Foresta – Abbiamo raccolto in questo periodo questionari anonimi sottoposti a oltre 10.000 studenti dell’ultimo anno delle superiori; dati che permettono di fotografare con una certa precisione i comportamenti, le abitudini e le problematiche dei giovani italiani”. In sintesi, dall’analisi dei questionari emergono le diverse espressioni del disagio giovanile, che si possono riassumere nella frequente sensazione di solitudine descritta dai giovani, soprattutto dalle ragazze (36% nei maschi e 62% nelle femmine); frequente anche il ricorso all’assunzione di farmaci ansiolitici e antidepressivi (7% dei ragazzi e 13% delle ragazze). Gli esperti segnalano poi “il continuo ricorso a Internet per socializzare, per avere informazioni sulla sessualità o per sex addiction.

Ma anche la presenza di disturbi della sessualità, molto più frequenti nei ragazzi (26% dei ragazzi e 7% delle femmine); problematiche di disforia di genere (2,3%) e manifestazioni di autolesionismo, soprattutto nelle ragazze (7% dei maschi e 20% delle femmine)”. Questi comportamenti possono essere intesi come diverse forme di espressione di un diffuso disagio vissuto dai giovani, che spesso spinge anche al ricorso ad ansiolitici e antidepressivi, soprattutto nel caso delle ragazze (13%), continuano i ricercatori del team di Foresta.

La sensazione diffusa di solitudine potrebbe derivare, oltre che dall’imperante “diffusione della società virtuale, anche da una netta trasformazione della famiglia, caratterizzata da figli molto spesso unici (15%), genitori separati (14%) e in ogni caso impegnati in attività lavorative”, aggiungono i ricercatori. E se il 7% dei maschi, ma soprattutto il 20% delle ragazze, ha ammesso di aver avuto esperienze di autolesionismo, “questa forma di violenza su se stessi è considerata un tentativo di combattere, con il dolore, una sofferenza emotiva che non si riesce a gestire e sopportare – scrivono gli studiosi in una nota – In alcuni casi l’autolesionismo può diventare una forte dipendenza al pari di una sostanza stupefacente”.

Il ricorso a Internet per il sesso, invece, è appannaggio soprattutto dei maschi (44%), e i più accaniti riconoscono come conseguenza di queste frequenti esperienze una dipendenza (18%) che sfocia in una incapacità alla ricerca di una sessualità reale, in una riduzione del desiderio e in alcuni casi in disturbi della sessualità più complessi (26%). Infine circa il 2,5% degli intervistati si definisce transgender o gender-fluid, a fronte di medie internazionali che oscillano tra lo 0,4 e 1,3%.

“Le differenze potrebbero però essere legate alla specifica fascia di età presa in considerazione e alla modalità di raccolta del dato”, precisano i ricercatori. Infine, dai questionari emergono le difficoltà dei giovani che vivono queste problematiche nel relazionarsi con la famiglia e con la società. E il coming-out è ritenuto ancora un percorso doloroso e complesso.


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