I fiori di Bach e la vitamina D curano la malattia di Parkinson?

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La vitamina D e i fiori di Bach non servono ad alleviare i sintomi del Parkinson, la malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer, di cui si celebra domani, 30 novembre, la giornata nazionale. A ricordarlo è la rubrica online anti fakenews “Dottore ma è vero che che…?”, a cura della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo).

La vitamina D può curare il Parkinson?.  Alcune ricerche sembravano dimostrare un’azione della vitamina D sullo sviluppo di questa malattia neurodegenerativa. Per esempio uno studio pubblicato sul Archives of Neurology nel 2008 aveva rilevato una frequenza maggiore di carenza di vitamina D nei pazienti con Parkinson. Lo studio, però, sottolineava come fossero necessari ulteriori ricerche per determinare i fattori che contribuivano a questa carenza e per chiarire il potenziale ruolo della vitamina D nel decorso clinico del Parkinson .

Al contrario, uno studio condotto dall’Università australiana di Adelaide e pubblicato su Nutritional Neuroscience a distanza di dieci anni, nel 2018, aveva concluso che la vitamina D non ha benefici sul cervello e sulle malattie a esso connesse, su tutte Parkinson e Alzheimer. “Studi precedenti avevano scoperto che i pazienti con una malattia neurodegenerativa tendevano ad avere bassi livelli di vitamina D rispetto a persone sane”, ha affermato Krystal Iacopetta, autrice principale della ricerca. “Ciò ha portato all’ipotesi che l’aumento dei livelli di vitamina D potrebbe potenzialmente avere un impatto positivo. Una convinzione diffusa è che questi supplementi potrebbero ridurre il rischio di sviluppare disturbi correlati o limitare la loro progressione. I risultati della nostra revisione approfondita e un’analisi di tutta la letteratura scientifica, tuttavia, indicano che non è così e che non ci sono prove convincenti a sostegno della vitamina D come agente protettivo per il cervello”.

Prove sull’effettivo funzionamento dei fiori di Bach sono state ripetutamente effettuate e, come nel caso dell’omeopatia, la conclusione è che l’attività dei fiori di Bach non è distinguibile dal placebo. Anche i suoi discepoli, oltre agli aneddoti, citano solo pochi studi metodologicamente dubbi. Quando, però, si prendono in esame le revisioni sistematiche, su tutte quella del 2010 del dottor Edzard Ernst, non ci sono dubbi: a oggi l’efficacia dei fiori di Bach per il trattamento di qualunque condizione non è mai stata provata.

Nonostante sia stato riconosciuto un valore anche all’effetto placebo, considerare i fiori di Bach come efficaci per questo motivo sarebbe improprio. Come scrive Giorgio Dobrilla, infatti, medico con grande esperienza su questi argomenti, “la medicina seria è una sola (…), quella che si propone obiettivi strategici (la guarigione) e non solo tattici (il momentaneo miglioramento sintomatico)”.

La malattia prende il nome dal medico inglese James Parkinson, che ne pubblicò la prima descrizione nel trattato An Essay on the Shaking Palsy del 1817. Ad oggi non è stata ancora trovata una terapia in grado di arrestare lo sviluppo di questa malattia, tuttavia esistono diversi trattamenti che possono controllarne i sintomi, migliorando la qualità di vita dei pazienti. Tra questi, alcuni siti online annoverano i fiori di Bach, una terapia alternativa che ritiene che tutte le malattie abbiano un’origine psicosomatica e che le essenze dei fiori possano influire sulla psiche umana.

Ma prendendo in esame le revisioni sistematiche di studi in materia, su tutte quella del 2010 Edzard Ernst, non ci sono dubbi: l’efficacia dei fiori di Bach per il trattamento di qualunque condizione non è mai stata provata.
Alcune ricerche sembravano dimostrare, invece, un’azione della vitamina D sullo sviluppo di del Parkinson: l’ipotesi era basata sul fatto che i pazienti che ne soffrivano tendevano ad avere bassi livelli di vitamina D rispetto a persone sane. Ma uno studio condotto dall’Università australiana di Adelaide e pubblicato su Nutritional Neuroscience nel 2018, ha concluso che la vitamina D non ha benefici sulle malattie del cervello, come Parkinson e Alzheimer.