L’omeopatia non cura, va bandita da cliniche e ospedali: sottrae pazienti da cure valide

“L’omeopatia è una non cura, potenzialmente pericolosa, perché sottrae i pazienti da cure valide”. Ospedali e ambulatori, anche molto noti come l’Istituto europeo di oncologia fondato da Umberto Veronesi e il Policlinico Gemelli, si schierano per dire no all’omeopatia: e l’elenco è destinato ad allungarsi.

“L’omeopatia non ha efficacia scientificamente dimostrata, tuttavia esistono casi in Italia di ospedali ed ambulatori presso i quali questa disciplina viene tuttora praticata. Questa circostanza non tutela il paziente perché lo espone colpevolmente alla possibilità di essere disinformato, e ancor peggio fuorviato, con potenziali conseguenze nefaste nel caso in cui sia indotto a trascurare cure di comprovata efficacia”.

L’iniziativa è dell’imprenditore della Sanità Nicola Bedin, 42 anni, che ha deciso di chiamare a raccolta le strutture ospedaliere che bandiscono le cure omeopatiche tra le loro mura. Così sulla home del sito no-omeopatia, pubblico da sabato, campeggia la frase del premio Nobel Rita Levi Montalcini: «L’omeopatia è una non cura, potenzialmente pericolosa, perché sottrae i pazienti da cure valide». Tra le adesioni, anche quelle di movimenti scientifici come il Patto per la Scienza e la Fondazione Gimbe.

“La Federazione nazionale degli Ordini dei medici ha dichiarato che “non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche”. E non cito altre dichiarazioni in tal senso di scienziati come Umberto Veronesi, Silvio Garattini, Alberto Mantovani”.

Terapie “alternative”inizialmente si percepisce un beneficio. Inizialmente le terapie “alternative” sembrano funzionare. Questo è dovuto a un fenomeno ben noto, l’effetto placebo: quando si inizia una terapia con la speranza che funzioni, inizialmente si percepisce un beneficio; è una percezione sia psicologica -il nostro cervello “sente” di fare qualcosa di attivo per combattere la malattia- sia fisica: in molti casi vi è un piccolo, iniziale miglioramento.

Spesso le terapie alternative hanno testimonial di spicco, che danno un’immagine distorta dell’efficacia ma che influenzano la percezione da parte del paziente; si tratta quasi sempre di mere operazioni di marketing. L’effetto placebo è temporaneo e si esaurisce passati i primi tempi di “ottimismo” e fiducia,  soprattutto se, come è il caso della maggior parte dei metodi non verificati, si comincia rendersi conto che non apportano nessun  beneficio.

In alcuni casi, possono addirittura peggiorare i sintomi e il decorso della malattia, se la terapia “alternativa” interferisce con quella tradizionale o quest’ultima è stata addirittura sospesa.


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