Pfas alterano la fertilità della donna

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I Pfas, i composti chimici che hanno contaminato le falde acquifere di diverse zone del Veneto – sarebbero, secondo i dati raccolti e analizzati dal team, responsabili dell’alterazione della fertilità nella donna.

I Pfas altererebbero, infatti, le patologie riproduttive femminili: bloccano i meccanismi che regolano il ciclo mestruale, endometriosi e aborti, nati pre-termine e sottopeso, sulla funzione ormonale del progesterone, ormone femminile che agisce a livello dell’utero. A sostenerlo è il gruppo di ricerca dell’Università di Padova coordinato da Carlo Foresta, con Andrea Di Nisio e Manuela Rocca, che ha valutato l’effetto dei Pfas sull’azione del progesterone.

L’analisi sulle cellule endometriali in vitro ha dimostrato che i Pfas interferiscono vistosamente sulla regolazione dei geni espressi a livello dell’endometrio; su più di 20.000 geni analizzati, il progesterone normalmente ne attiva quasi 300, ma la ricerca ha riscontrato che in presenza di Pfas ne vengono alterati 127, tra cui quelli che preparano l’utero all’attecchimento dell’embrione e quindi alla fertilità.

Ciclo più tardi e alterato

La conferma arriva anche dalla analisi dei questionari sulla salute riproduttiva ai quali sono state sottoposte 115 ragazze ventenni residenti nell’area rossa veneta, confrontando le risposte con un gruppo di 1.504 giovani donne di pari età non esposte a questo inquinamento. “Dall’analisi sul campione di ragazze esposte a Pfas probabilmente già in fase embrionale – dice  Foresta – è emerso un significativo ritardo della prima mestruazione di almeno sei mesi e una maggior frequenza di alterazioni del ciclo mestruale con ritardi del 30% nelle esposte rispetto al 20% della media. Sono segni che ci fanno protendere per una interferenza da parte degli inquinanti ambientali sull’attività degli ormoni sessuali nella donna. Pertanto la comprensione del meccanismo d’azione dei Pfas sulla funzione endometriale è importante dal punto di vista clinico e sperimentale”.

Nel 2018 lo stesso gruppo di ricerca aveva individuato il meccanismo attraverso il quale i Pfas alterano sia lo sviluppo del sistema uro-genitale che la fertilità negli uomini, interferendo con l’attività del testosterone. “A questo punto – commenta Foresta – la comprensione di un’interferenza importante dei Pfas sul sistema endocrino-riproduttivo sia maschile che femminile e sullo sviluppo dell’embrione, del feto e dei nati, suggerisce l’urgenza di ricerche che intervengano sui meccanismi di eliminazione di queste sostanze dall’organismo, soprattutto in soggetti che rientrano nelle categorie a rischio”.