Una road map per rendere il settore agro-forestale a zero emissioni entro il 2040

Proteggere le foreste, piantare alberi, ridurre gli sprechi e cambiare le proprie abitudini alimentari: sono le azioni essenziali per un pianeta sostenibile e più vivibile e per evitare un innalzamento delle temperature. USA, UE, Cina e Brasile sono tra i paesi che potrebbero ricoprire un ruolo chiave e guidare gli sforzi per ridurre le emissioni del settore. I risultati di un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change, con il contributo della Fondazione CMCC.

Un nuovo articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Climate Change delinea una road map per il settore agro-forestale che stabilisce le azioni critiche su foreste, agricoltura e sistemi alimentari che il mondo dovrebbe intraprendere per evitare un’impennata delle temperature globali. Lo studio è il primo del suo genere a esplorare il contributo del settore rurale al raggiungimento dell’obiettivo di 1,5°C, delineando punto per punto le azioni specifiche sull’uso del suolo, le relative aree geografiche e i percorsi d’implementazione per ridurre le emissioni relative all’uso del suolo del 50% per decennio tra il 2020 e il 2050. La roadmap contribuisce anche agli obiettivi di sviluppo sostenibile e alle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

Lo studio, diretto da Stephanie Roe (University of Virginia and Climate Focus) e realizzato con la collaborazione anche Laurent Drouet, ricercatore della Divisione CMCC SEME – Sustainable Earth Modelling Economics e senior scientist di RFF-CMCC European Institute on Economics and the Environment – EIEE, ha preso in esame i modelli climatici, e valutato 24 pratiche di gestione del suolo in grado di offrire il maggior potenziale di mitigazione e altri benefeci sociali e ambientali. Gli autori hanno quindi mappato le azioni prioritarie da intraprendere per decarbonizzare, cioè portare a zero emissioni, il settore agro-forestale entro il 2040, rispettando l’obiettivo di 1.5°C. Le sei azioni prioritarie identificate nello studio includono: ridurre la deforestazione; ripristinare foreste, torbiere ed ecosistemi di mangrovie, in particolare nei Paesi delle zone tropicali; migliorare la gestione forestale e agro-forestale; potenziare la capacità di sequestrare carbonio del settore agricolo; ridurre lo spreco alimentare nei Paesi sviluppati e nei Paesi emergenti; portare una persona su cinque a un cambiamento delle abitudini alimentari, con la preferenza di diete a base vegetale entro il 2030.

La ricerca evidenzia come una gestione sostenibile del territorio possa contribuire a circa il 30% di mitigazione necessaria per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Questo 30% di potenziale di mitigazione si aggiunge al 30% delle emissioni di carbonio che il suolo già assorbe naturalmente. Il territorio rappresenta l’unica soluzione in grado di ridurre le emissioni e promuovere la biodiversità, migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua, rafforzare la sicurezza alimentare e dei mezzi di sussistenza. Ridurre le emissioni dei gas serra in tutti i settori dell’economia è di cruciale importanza, ma le azioni legate agli usi del suolo impattano le nostre vite in molti altri modi. Tuttavia, gli autori sottolineano come il tempo stia per scadere: la finestra di opportunità per intervenire si sta riducendo, e più a lungo tardiamo ad agire, minori saranno le possibilità di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e maggiore sarà la pressione sui nostri sistemi naturali e alimentari.

Se i Paesi implementassero la roadmap, il settore agro-forestale (cambiamenti di uso del suolo, agricoltura, e settore bioenergetico) potrebbe diventare carbon neutral entro il 2040 e un carbon sink netto entro il 2050. Attualmente, il settore agro-forestale emette 11 GtCO2e all’anno (pari a circa il 25% delle emission globali); con questa roadmap, entro il 2050 potrebbe diventare un carbon sink netto di circa tre GtCO2 all’anno. Nel complesso, queste azioni potrebbero portare a una mitigazione di 15 GtCO2e/anno, un 50% circa proveniente dalla riduzione delle emissioni e un 50% dall’ulteriore assorbimento di carbonio dal suolo. Anche se gli autori dello studio sottolineano che tutti i Paesi del mondo possono contribuire a una migliore gestione del suolo, concludono che le azioni intraprese in USA, Brasile, UE, Canada, Cina, Russia, Australia, Argentina, India, Brasile e altri Paesi tropicali siano particolarmente importanti dato il loro grande potenziale di mitigazione.

Andando oltre le tradizionali roadmap climatiche incentrate esclusivamente sui benefici per il clima, questo studio identifica le azioni che portano a vantaggi che vanno al di là dei tagli e della rimozione di gas serra. Questi includono vantaggi economici, ambientali, sociali, sanitari, per la sicurezza alimentare ecc. che contribuirebbero agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per il 2030. Lo studio si basa e aggiorna il rapporto speciale IPCC “Climate Change and Land” (“Cambiamenti Climatici e Territorio”), in cui si afferma che distruzione delle foreste, pratiche agricole dannose, diete insostenibili, oltre alla questione dei combustibili fossili, siano problematiche da affrontare di pari passo per evitare il caos climatico.


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