Clima, il pianeta verso un punto di non ritorno

I cambiamenti climatici in atto sono irreversibili, siamo in uno stato di emergenza. Il superamento di una serie di punti critici potrebbe a sua volta determinare il superamento di un punto critico globale, dove numerosi sistemi della Terra oltrepassano un punto di non ritorno. Questa possibilità è “una minaccia esistenziale alla civiltà” sostengono un team di climatologi in un recente articolo pubblicato sulla rivista Nature.

Un tale collasso dei sistemi terrestri potrebbe portare alle condizioni di un “Pianeta-serra”, con un aumento delle temperature medie globali di 5° C rispetto all’epoca preindustriale, un aumento del livello medio del mare tra i 6 e 9 metri, la perdita di tutte le barriere coralline e della foresta amazzonica, e con grandi parti del pianeta che diverrebbero inabitabili. Gli scienziati avvertono che per limitare il riscaldamento a 1,5°
C è necessaria una risposta di emergenza globale. “La stabilità e la resilienza del nostro pianeta sono in pericolo” dicono.

“È una brutta sorpresa accorgersi che il superamento dei punti di non ritorno che pensavamo sarebbe accaduto nel futuro sta accadendo già adesso” afferma Lenton in un’intervista. Per esempio, nell’Antartide occidentale la calotta glaciale sta lentamente collassando.
Gli ultimi dati mostrano che la stessa cosa potrebbe accadere anche in alcune parti della calotta glaciale nell’Antartide Orientale dice Lenton, climatologo all’Università di Exeter, in Inghilterra. Se entrambi le calotte si sciogliessero il livello del mare potrebbe salire di 7 metri nelle prossime poche centinaia di anni. “Exeter, dove mi trovo, è stata fondata dai romani 1900 anni fa. E probabilmente sarà sotto il livello del mare tra 1500 anni” dice. “Non dovremmo ignorare quali condizioni ambientali lasciamo in eredità alle generazioni future, non importa quanto siano lontane in futuro.”

Dichiarare un’emergenza climatica planetaria. È importante sapere che la temperatura globale della Terra non dipende solo dalle emissioni di gas serra, dice Katherine Richardson, co-autrice del rapporto e professoressa in oceanografia biologica all’Università di Copenaghen. Anche i sistemi naturali del pianeta, come le foreste, le regioni polari e gli oceani hanno un ruolo importante. “Dobbiamo prestare attenzione ai sistemi naturali” ha detto la ricercatrice in un’intervista.

È già troppo tardi per prevenire alcuni punti di non ritorno, perché i dati mostrano che almeno nove sono già stati raggiunti, spiega la ricercatrice. Il rischio è che questi possano determinare un effetto domino che porti a un punto critico globale irreversibile, il quale avrebbe come conseguenza un tremendo impatto sulla civilizzazione umana. Questo fa sì che sia necessario dichiarare uno stato di emergenza planetario. Minimizzare il rischio richiede di contenere il riscaldamento globale quanto più possibile vicino a 1,5° C riducendo le emissioni di gas serra a zero. Ci vorranno circa 30 anni per arrivare alla neutralità delle emissioni di gas serra, dice Richardson. “Questa è la nostra stima più ottimistica del tempo necessario”.

“Non credo che le persone abbiano compreso quanto poco tempo ci rimane” ha detto Owen Gaffney, un analista in sostenibilità globale al Resilience Center all’Università di Stoccolma. “Arriveremo a 1,5°C tra 10 o 20 anni, e con solo 30 anni a disposizione per decarbonizzare siamo chiaramente in una situazione di emergenza” dice Gaffney, anche lui autore dello studio su Nature.  “Senza un’azione urgente probabilmente lasceremo in eredità ai nostri figli un pianeta pericolosamente destabilizzato” ha detto in un’intervista.

Gli interessi economici prevalgono
Allo stesso tempo, un recente rapporto delle Nazioni Unite ha rivelato che Stati Uniti, Cina, Russia, Arabia Saudita, India, Canada, Australia e altri paesi hanno in programma di produrre il 120 percento in più di combustibili fossili da qui al 2030. Questi stessi governi hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi e si sono impegnati a contenere la temperatura della Terra sotto 1,5° C, ma sembrano più preoccupati dalla loro crescita economica che dalla lotta al cambiamento climatico.

Nessuna analisi di tipo costi-benefici ci aiuterà adesso che ci troviamo ad affrontare un rischio esistenziale per la nostra civilizzazione, dicono Gaffney e colleghi. I governi si basano molto sulle opinioni degli economisti, ma con poche eccezioni questa categoria ha fatto un grande disservizio all’umanità ignorando il cambiamento climatico nelle sue ricerche, dice Gaffney. Solo una frazione degli articoli nei giornali di economia discute di cambiamento climatico, denuncia il ricercatore.

“Oltrepassare i punti di non ritorno comporta dei rischi enormi per le attività finanziarie, la stabilità economica e la vita come la conosciamo” dice Stephanie Pfeifer, CEO dell’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), un gruppo di investimento che gestisce oltre 30 miliardi di dollari in attività finanziarie. È molto più economico prevenire un ulteriore riscaldamento climatico che far fronte ai suoi impatti, scrive Pfeifer in un’email.  “Abbiamo bisogno di azioni molto più ambiziose e urgenti per affrontare i cambiamenti climatici” dice Pfeifer.

Negli ultimi 12 mesi sembra che sia stato raggiunto un punto critico per un’ampia consapevolezza della società – l’effetto Greta Thunberg – con milioni di giovani scioperanti e molti altri che chiedono un’azione urgente sul clima, dice Gaffney. Allo stesso tempo, sempre più società finanziarie, aziende e città stanno adottando obiettivi climatici ambiziosi. “Questi punti di svolta stanno convergendo e potrebbero far sì che dal 2020 in poi si osservi la transizione.


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