COP25, i Paesi più inquinanti tengono in ostaggio il Pianeta

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A woman holds a placard reading "There is no Planet B" during a protest demanding global politicians urgent actions to fight climate change in Madrid, Spain, September 27, 2019. REUTERS/Juan Medina - RC1362726D90

Quella che è stata forse la più lunga sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sul Clima delle Nazioni Unite si è conclusa, con i Paesi più inquinanti – Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Giappone, Brasile, Arabia Saudita e altri – che si sono sottratti alla loro responsabilità di ridurre le emissioni di gas serra, bloccando progressi significativi a Madrid.

Nonostante le accese richieste di azione immediata per il clima da parte dei Paesi vulnerabili, della società civile e di milioni di giovani di tutto il mondo, i grandi responsabili delle emissioni di CO2 hanno ostacolato gli sforzi per accelerare la marcia e mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C.

Sebbene questa conferenza fosse stata definita come la “COP dell’ambizione”, a Madrid è stata evidente la mancanza della volontà politica necessaria a rispondere alle indicazioni della comunità scientifica. I governi regressivi continuano ad anteporre i propri interessi alla crisi planetaria e al futuro delle generazioni future. A eccezione dell’Unione Europea, i colloqui hanno mostrato una totale mancanza di volontà di accelerare le azioni da parte dei maggiori emettitori di anidride carbonica e altri gas serra. Sono state rinviate le decisioni sul mercato del carbonio a causa del costante tentativo di alcuni Paesi di inquinarlo con l’aria fritta proveniente dai crediti sui progetti, molti del quali discutibili o non addizionali, attuati nel protocollo di Kyoto.

Manuel Pulgar-Vidal, leader globale del WWF su clima ed energia, ha detto: “Nonostante gli sforzi della Presidenza cilena, la mancanza di impegno per accelerare e incrementare l’azione climatica da parte dei grandi paesi produttori di emissioni era troppo forte. La loro posizione è in netto contrasto con la scienza, con le crescenti richieste provenienti dalle piazze e i duri impatti già avvertiti in tutto il mondo, in particolare nei paesi vulnerabili”.

Costa, ‘meglio senza accordo alla Cop25 che un accordo al ribasso’

“Meglio senza un accordo piuttosto che un accordo al ribasso ma che poi è vincolante e compromette tutto il resto”. E’ il parere del ministro dell’Ambiente Sergio Costa sul mancato accordo alla Cop25 di Madrid.

“Abbiamo dato massimo ascolto ai Paesi vulnerabili – spiega Costa – con molti dei quali, dalle piccole isole ai Paesi africani, abbiamo degli accordi di programma, e abbiamo ragionato su quante risorse fossero necessarie per aiutarli. Con l’Unione europea abbiamo avuto un’unica voce, compatta, e si è proposta una commissione tecnica per trovare un percorso utile.

Abbiamo messo tutti gli argomenti sul tavolo ma qualche Paese ha detto di no”. Il riferimento è ad esempio al “Brasile che ha posto la condizione dei crediti di carbonio” per cui chiede un doppio conteggio. Condizione respinta, che non ha consentito di raggiungere un compromesso e che ha portato allo scontro fra blocchi contrapposti. E quindi alla mancanza di accordo. Ma l’Italia e il ministro in particolare non era disposto ad un accordo al ribasso. L’Italia “si è spesa fino in fondo, ha avuto un ruolo gravitazionale in ambito europeo, di grande mediazione, riconosciuto anche da Cina ai Paesi arabi” ha spiegato il ministro che ha avuto una serie di incontri bilaterali e rivelando che sino all’alba, sino all’ultimo momento possibile si è cercato l’accordo. “Non si trattava solo di un aspetto amministrativo-politico ma di uno etico, morale – ha spiegato Costa – perchè la storia ci sta giudicando, certi territori corrono il rischio di non esserci più fra alcuni anni per l’egoismo nazionalista di altri”.

Il 2020 dovrà essere un anno di svolta e noi lotteremo ancora di più per le persone e la natura. I governi torneranno a casa e dovranno affrontare le crescenti frustrazioni dei movimenti giovanili, dei cittadini e delle comunità vulnerabili che soffrono a causa della crisi climatica, e dare loro una risposta. E nel 2020 l’Italia, con l’Europa ma anche come Paese ospitante della Pre-COP e della COP dei Giovani, avrà la possibilità di dimostrare il suo impegno per affrontare la crisi climatica, dimostrando anche coerenza e presentando il prima possibile piani e strategie climatiche rafforzate e in linea con la scienza”.