Dj Fabo, assolto Marco Cappato: Il fatto non sussiste

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La corte d’Assiste di Milano ha assolto Marco Cappato con la formula ‘perché il fatto non sussiste’. L’esponente dei radicali era imputato per aiuto al suicidio per la vicenda di dj Fabo. Applausi, in aula, dopo la lettura della sentenza. L’avvocato Francesco di Paola ha in sostanza spiegato che dal momento in cui la Corte Costituzionale ha detto di legiferare “lo ha fatto per individuare quella norma che trasfonda nell’ordinamento il principio dell’articolo 32,secondo comma, della Costituzione e cioè quello che nessuno può essere sottoposto a trattamenti sanitari senza il proprio consenso”, ha precisato il legale fuori dall’aula.

Nel corso della sua arringa l’avvocato, che difende Cappato assieme al collega Massimo Rossi, ha tenuto a precisare che”sono state aperte le strada da parte della Corte Costituzionale delle scriminanti procedurali che fanno venire meno la illegittimità del fatto nel momento stesso in cui si compie”. Il difensore quindi ha chiesto alla corte di Assise di Milano di assolvere l’esponente dell’associazione Luca Coscioni con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”. Massimo Rossi, in linea con la Procura, ha chiesto l’assoluzione perchè il fatto non sussiste.

Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Sara Arduini avevano chiesto alla Corte d’Assise di Milano di assolvere ‘perche’ il fatto non sussiste’ Marco Cappato dall’accusa di ‘aiuto al suicidio’ in relazione alla morte di Fabiano Antoniani, il cosiddetto “Dj Fabo” rimasto tetraplegico dopo un incidente, che il tesoriere dell’associazione ‘Luca Coscioni’ accompagnò a morire in Svizzera. La sentenza della Corte costituzionale al “principio di sacralità della vita (…)sostituisce la tutela della fragilità umana” ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano nella requisitoria durante la quale sta spiegando che nel caso di dj Fabo ricorrono tutti e 4 i requisiti indicati dalla Consulta che ha tracciato la via sulla non punibilità dell’aiuto al suicidio, reato di cui risponde Marco Cappato. Per questo ‘il fatto non sussiste’ e il pm ha chiesto l’assoluzione per l’esponente radicale.

Antoniani, ha argomentato Siciliano, soffriva di “una patologia irreversibile che gli procurava “gravi sofferenze fisiche e psicologiche”, “dipendeva dalle macchine che lo tenevano in vita” e ha preso “una decisione libera e consapevole” di morire. “Fino alla mattina della morte – ha spiegato – Cappato gli ha prospettato la possibilità di scegliere una via alternativa”.