Lo smog inquina la mente, più rischio depressione e suicidio

Lo smog ‘inquina’ l’umore aumentando il rischio di depressione e anche quello di morire per suicidio. A rivelarlo è una vasta revisione di studi pubblicata sulla rivista Environmental Health Perspectives, basata su dati relativi a ricerche condotte in 16 Paesi. Gli esperti dell’University College di Londra hanno calcolato che se l’inquinamento da polveri sottili di diametro 2,5 micrometri (un milionesimo di metro, PM2.5) passasse da 44 microgrammi per metro cubo (g/m3) a 25g/m3 si avrebbe una riduzione del rischio di depressione del 15 per cento a livello globale.

Per ogni aumento di 10g/m3 del livello medio di particolato fine PM2.5, inoltre, le persone esposte per un lungo periodo hanno un 10 per cento in più di probabilità di ammalarsi di depressione. Gli esperti hanno infine stimato un aumento del 2 per cento del rischio di suicidio per ogni aumento di 10g/m3 nella concentrazione media di polveri più grandi (PM10) in un periodo di soli 3 giorni (bastano insomma cambiamenti repentini di queste concentrazioni, anche se limitati a pochi giorni, per aumentare il rischio di suicidio).

Ma lo smog crea una moltitudine di problemi, e non solo al cervello. “Mezzo milione di persone in Europa e 70 mila in Italia muoiono per malattie legate all’inquinamento. E quel costo non viene neanche contabilizzato nel Pil”. A snocciolare i dati, in questo caso, è stato il portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis), Enrico Giovannini, nel corso del suo intervento all’Aspenia Talk “Politica ed economia di un green new deal dell’Europa” dove domanda “possiamo accettare ancora tutto questo?”. “Abbiamo perso quattro anni, dalla firma dell’accordo di Parigi, perché questo non è stato indicato come il quadro di riferimento di tutte le politiche”, dice Giovannini che si definisce “orgoglioso” della svolta della commissaria Ursula von der Leyen.

In questo contesto “l’Italia ha un’opportunità – dice Giovannini – per rafforzare il suo ruolo perché nel 2021 presiederà il G20 mentre il Regno Unito guiderà il G7. C’è una possibilità di quella continuità necessaria”. Ma bisogna fare presto perché “i primi saranno i primi e gli ultimi saranno gli ultimi in termini di cambiamento delle imprese e dei paesi. Se non saremo tra i primi, perderemo i fondi europei”, è l’avvertimento dell’economista.


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