Brexit, dall’1 febbraio il Regno Unito è fuori dall’Ue: cosa cambia

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Brexit, l’ora dell’addio è arrivata. Stasera allo scoccare della mezzanotte in Italia (le 23 a Londra) il Regno Unito si separerà dall’Unione Europea.

Nel Regno Unito si stima che risiedano circa 3,6 milioni di cittadini di Paesi Ue, inclusi quasi 400.000 italiani registrati all’anagrafe consolare che aumentano a oltre 700.000 calcolando anche i non registrati. I britannici sparsi per il continente, invece, sono circa 1,2 milioni. In base dell’accordo di divorzio, tutti gli espatriati registrati come residenti già oggi o durante la fase di transizione e fino al 30 giugno 2021, manterranno – da una parte e dall’altra – i diritti odierni nei rispettivi Paesi di accoglienza. Le cose cambieranno per gli ingressi successivi, con lo stop alla libertà di movimento nel 2021 e l’introduzione di nuove regole secondo un regime d’immigrazione che in Gran Bretagna significherà sostanziale equiparazione fra europei ed extracomunitari, passaporti obbligatori e non più carta d’identità per entrare, norme più stringenti per restare a lavorare, visti, anche se facilitati, per i turisti.

L’uscita di Londra è al momento un passaggio formale, a oltre tre anni e mezzo dal referendum del 2016 segnato dalla vittoria del Leave sul Remain. Davanti ci sono ancora 11 mesi di transizione fino al 31 dicembre 2020 nello status quo (a meno di proroghe che il governo Tory di Boris Johnson esclude categoricamente) destinati a passare in fretta nell’affannata ricerca di un’intesa sulle relazioni future con i 27 Paesi, rapporti commerciali in primo luogo. Ma intanto una pagina di storia si chiude davvero, dei simboli e non solo.