Coronavirus, i medici di famiglia: “vaccinatevi contro l’influenza”

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I medici di famiglia della Fimmg, Federazione italiana di medicina generale invitano alla vaccinazione contro l’influenza, in merito alla situazione coronavirus. “Vaccinarsi – spiega Silvestro Scotti, segretario nazionale della Fimmg, a margine di un evento al ministero della Salute – riduce la circolazione dell’influenza, crea meno casi, meno pressione sul servizio sanitario che può concentrare maggiore attenzione su eventuali casi da nuovo virus. Rende la diagnosi differenziale, cioè la distinzione tra le due infezioni, più facile, più rapida e porta all’isolamento di eventuali casi di coronavirus“.

“La paura principale – aggiunge – è che si mettano insieme i timori per l’influenza fortemente attiva in questo periodo dell’anno e i timori per il coronavirus. Chi non è vaccinato si vaccini perché facendolo rende due servizi. Uno a se stesso e uno al medico che lo visita, perché ne facilita la diagnosi”. “Non é tardi per vaccinarsi – conclude – la stagione dell’influenza finisce, di solito, tra fine marzo e inizio aprile, la vaccinazione ha un’efficacia a partire dai 14 giorno dopo”.

“E’ stata un’iniziativa unica nel suo genere con cui, per la prima volta, i medici di famiglia hanno deciso di ‘bussare alle porte’ dei cittadini italiani per ascoltare i diversi bisogni ed essere sempre più un loro punto di riferimento – ha detto Scotti – Il camper si è fermato in decine di piazze italiane, soprattutto in quelle dei piccoli paesi. Ci siamo confrontati con tanti amministratori locali ed è stata un’occasione per mostrare anche gli strumenti dello studio 3.0 presenti a bordo, che hanno riscosso tanto interesse da parte di assessori regionali e istituzioni locali incontrati e che sono diventati la base di riferimento per la norma prevista dalla scorsa legge di bilancio sul finanziamento della strumentazione diagnostica per gli studi medici. Negli ultimi anni i modelli organizzativi proposti per la medicina territoriale partono dal concetto di raggruppare i medici in sedi centralizzate rischiando di impoverire l’attuale capillarità degli studi sul territorio – ha ricordato il segretario nazionale della Fimmg -. Molti dimenticano però che oltre il 60% dei comuni italiani ha meno di 5mila abitanti e che 10 milioni di questi vivono in quei comuni. La medicina generale, primo livello di riferimento per il cittadino, deve essere garantita in maniera omogenea su tutto il territorio.