Osteoporosi, massa ossea diminuisce con maggiore esposizione allo smog

13

Tra gli effetti dell’inquinamento ci sarebbe anche un indebolimento delle ossa, responsabile di un possibile aumento del rischio di osteoporosi. A suggerire l’associazione sono i risultati ottenuti da un nuovo studio condotto dal Barcelona Institute for Global Health (ISGlobal) e consultabili sulla rivista Jama Network Open. Gli epidemiologi hanno infatti esaminato la densità ossea di oltre 3700 persone in India, notandone una riduzione all’aumentare dei livelli di smog. Un altro studio pubblicato nel mese di dicembre aveva invece evidenziato i possibili effetti dell’inquinamento sulla salute mentale.

Il legame tra lo smog e la salute delle ossa era stato già indagato in passato da studi che, tuttavia, non erano riusciti a ottenere prove di una chiara associazione. Guardando a un campione di più di 3700 persone residenti nei pressi della città di Hyberabad, in India, i ricercatori dell’istituto spagnolo hanno stimato l’esposizione dei soggetti all’aria inquinata da polveri sottili, categoria che comprende particelle di diametro pari o inferiore a 2,5 nanometri. Dopo aver misurato la densità ossea con uno speciale tipo di radiografia, gli autori della ricerca hanno notato come proprio la massa delle ossa presentasse livelli più bassi per i soggetti maggiormente esposti alle polveri sottili. Inoltre, nelle zone di residenza di provenienza, i livelli di inquinamento risultavano maggiori a quelli massimi fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

Secondo Otavio Ranzani, ricercatore di ISGlobal e autore del lavoro, “questo studio contribuisce a colmare un vuoto della ricerca su inquinamento e salute delle ossa. L’inalazione delle particelle inquinanti potrebbe portare alla perdita di massa ossea per stress ossidativo e infiammazione causati dallo smog”. Tale meccanismo aumenterebbe quindi il rischio di osteoporosi, una malattia sistemica provocata proprio dalla riduzione di massa ossea che rende più fragile il tessuto scheletrico, portando a fratture continue. Si stima che in tutto il mondo siano circa 200 milioni le persone colpite dalla patologia, che si presenta solitamente con l’avanzare dell’età ma che, stando ai risultati dell’ultimo studio, potrebbe occorrere più facilmente anche nei soggetti esposti a eccessivo inquinamento.