Residenze false: il problema dell’evasione sulle seconde case

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La riduzione delle tasse sulle abitazioni di residenza, e cioè le cosiddette prime case, ha spinto molte persone a dichiarare il falso per riuscire a risparmiare sulle seconde case. Ma la dichiarazione di falsa residenza è a tutti gli effetti un reato punito dalla legge e chi viene scoperto rischia addirittura il penale. A stabilirlo è una sentenza della Corte di Cassazione, emessa il 27 giugno 2018, che considera la falsa dichiarazione punibile dai tre mesi ai due anni di reclusione alla luce dell’articolo 483 del codice penale. Intanto, si stima che il vuoto erariale causato dalle dichiarazioni di falsa residenza ammonti a una cifra piuttosto ragguardevole.

Evasione per mezzo miliardo di euro

Stando alle più recenti rilevazioni almeno il 10% dell’evasione della tassa IMU proviene dalle prime case dichiarate indebitamente. Si tratta in pratica di circa 500 milioni di euro, che non vengono pagati da chi dichiara di avere la residenza nel Comune dove è collocata la seconda casa, facendola risultare abitazione principale. In casi del genere il risparmio risulta considerevole dato che non si pagano IMU e TASI, mentre l’IVA sugli interventi è ridotta al 4%. Per fortuna le indagini in merito hanno già smascherato un bel po’ di casi, sia nel Golfo di Napoli, tra Ischia e Capri, che a Genova, tra Rapallo e Albisola. A seguito dei controlli è stato scoperto in Puglia anche un villaggio turistico con 450 famiglie indebitamente dichiarate residenti, insieme ad altre centinaia di prime case fasulle. Un’indagine che però ha di fronte un numero non indifferente di abitazioni da controllare, oltre 8,6 milioni tra seconde case e unità immobiliari inutilizzate. Intanto la Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la doppia residenza ai due coniugi a meno che non sussista uno stato di reale separazione.

Le spese che gravano sulla seconda casa

Il motivo per cui si è venuta a creare questa situazione è che sulle seconde case di proprietà non ci sono gli sconti previsti per le prime abitazioni, per cui le spese da affrontare sono decisamente più alte. E a fare la differenza non ci sono solo le tasse, ma anche altre spese accessorie da considerare, come nel caso delle utenze domestiche. Per farsi un’idea basta collegarsi a internet e dare un’occhiata al costo della luce sulla seconda casa sui siti che presentano offerte dedicate. In tal modo si capirà che la bolletta non è detassata come nel caso dell’abitazione di residenza. Ma le spese accessorie non si limitano alla bolletta della luce visto che non sono previste agevolazioni fiscali per le case non dichiarate residenze. Ciò significa che non si può usufruire del bonus energetico o degli sconti riservati ai redditi bassi, né delle facilitazioni fiscali per chi ha problemi di carattere fisico. E in più sulla seconda casa bisogna anche pagare per intero l’IMU e cioè l’Imposta Municipale Unica, con degli importi che variano, in dipendenza dell’abitazione, tra i 500 e i 1000 euro l’anno. E qualsiasi lavoro di manutenzione o di ristrutturazione va pagato a prezzo pieno, compresa l’IVA.

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