Aterosclerosi, l’uso di un dentifricio colora-placca può ridurre il rischio

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Come dimostrato da numerosi studi, esiste un legame tra lo stato di salute della bocca e la possibile insorgenza dei problemi cardiovascolari, tra cui l’aterosclerosi. I risultati di un trial clinico condotto dai ricercatori del Florida Atlantic University’s Schmidt College of Medicine, Marshfield Clinic Research Institute, e University of Wisconsin School of Medicine and Public Health, indicano che rimuovere la placca, grazie a un dentifricio che la colora e quindi la evidenzia, potrebbe proteggere da queste patologie. Lo studio è stato pubblicato sulle pagine della rivista specializzata American Journal of Medicine.

La riduzione dei livelli di infiammazione sistemica

Nel corso del trial clinico, i ricercatori hanno utilizzato un prodotto chiamato “Plaque HD”, che colora la placca dentale e la indebolisce con agenti pulenti, così da rendere più semplice la sua rimozione tramite l’utilizzo dello spazzolino. La ricerca indica che i livelli di infiammazione sistemica (stimati attraverso la misura di routine della “proteina C-reattiva”) si riducono dopo un mese di uso del peculiare dentifricio.

Lo studio
I volontari che hanno partecipato alla sperimentazione sono stati divisi in due gruppi: entrambi hanno seguito la stesse regole d’igiene dentale quotidiana, con la differenza che una parte del campione ha usato Plaque HD, l’altra un normale dentifricio anti-placca. Solo nel primo caso si è osservata una riduzione dei livelli di proteina C-reattiva nel sangue dopo un mese. “Per verificare l’effettiva capacità di questo sistema di pulizia dei denti di ridurre il rischio di aterosclerosi e quindi di infarto e ictus è necessario condurre un ampio trial clinico randomizzato di dimensioni e durata sufficienti”, spiega Charles Hennekens, il coordinatore dello studio.

Nel corso di un altro studio, i ricercatori dell’Università di Seul sono riusciti a dimostrare che lavare i denti almeno tre volte al giorno può ridurre il rischio di fibrillazione atriale, la più diffusa aritmia del cuore, e di insufficienza cardiaca. La ricerca è stata condotta su quasi 162mila persone di età compresa tra i 40 e i 79 anni, il cui stato di salute è stato monitorato per un tempo medio di 10 anni e mezzo.