Camminare fa bene al cervello, ecco tutti i vantaggi per aumentare memoria e capacità cognitive

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Camminare fa bene, si sa, come qualsiasi esercizio fisico, soprattutto se eseguito con regolarità. É una di quelle sane abitudini che andrebbe inserita nella nostra agenda quotidiana.

“Camminare ha benefici immensi per tutti i nostri organi e apparati. Ma forse dimentichiamo l’effetto che ha sul cervello: camminare almeno mezz’ora al giorno e in modo veloce, a tutte le età, aumenta il numero dei neuroni del nostro cervello, quindi memoria e capacità cognitive. Ma aumenta anche la vascolarizzazione del cervello: dà energia a queste nuove cellule”. A spiegarlo all’AdnKronos Salute è Sergio Pecorelli, professore emerito di Ginecologia e ostetricia dell’Università di Brescia e componente Comitato scientifico Fmsi (Federazione medico sportiva italiana), che sottolinea i benefici meno noti di questa attività fisica, davvero alla portata di tutti.

Se camminare per Pecorelli “è una sorta di medicina”, quali sono le dosi corrette di questa terapia? “Si parla spesso dei famosi 10 mila passi al giorno, e tutti abbiamo un contapassi sul telefonino. Ma l’unità di misura più corretta è rappresentata dai minuti. L’ideale, lo dice anche l’Organizzazione mondiale della sanità, è fare almeno mezz’ora al giorno di camminata veloce, minimo per 5 giorni a settimana”, assicura l’esperto.

Quando cominciare? “Da subito: già quando il bambino ha 2 mesi bisogna lasciarlo libero di muoversi – risponde lo specialista – Poi dai 2 ai 5 anni deve fare almeno 3 ore al giorno di movimento”, dal gioco allo sport.

“In qualunque momento della nostra vita – assicura Pecorelli – il movimento ha un impatto fondamentale di prevenzione delle malattie e di mantenimento delle nostre capacità fisiche e mentali”. Un elemento chiave, di fronte a una popolazione mondiale che invecchia. “Oggi sono più di 50 milioni nel mondo le persone che soffrono di Alzheimer, la forma più diffusa di demenza. Nel 2050 si pensa che saranno 135 milioni, un po’ in tutti i continenti. E questo dato è molto preoccupante. L’unica cosa che possiamo fare è prevenzione, e la prevenzione migliore è l’esercizio fisico”, dice l’esperto.

Questo tipo di attività “stimola infatti la produzione a livello cerebrale di una sostanza che si chiama Bdnf, un fattore che va a colpire l’ippocampo anteriore, deputato a costruire le cellule chiave per la nostra memoria e le nostre attività cognitive”. Non solo: “I nostri muscoli dopo l’allenamento – aggiunge Pecorelli – mettono in circolo una serie di sostanze tra cui i fattori di crescita vascolare, che passano la barriera emato-encefalica e permettono di costruire nuovi piccoli vasi, i quali portano nutrimento ed energia alle nuove cellule”.

Non è mai troppo tardi per mettere mano a tuta e scarpe da ginnastica: “Se a 65-70 anni una persona si ripromette di fare una camminata veloce di mezz’ora al giorno, anche 45 minuti se può, alla fine dell’anno avrà l’1% in più di cellule cerebrali. Avrà, dunque, una riserva cellulare maggiore che gli servirà per la memoria e le capacità cognitiva”. Per muoversi senza rischi dopo gli ‘anta’, ecco dunque i consigli dello specialista: “Avere delle scarpe comode, sono stati studiati modelli con suole più larghe e a prova di caduta; mai andare a camminare da soli, meglio in coppia o con amici; fare percorsi sicuri e accertarsi che il terreno sia adeguato. Inoltre se possibile è bene cambiare percorsi, perché così si viene anche stimolati dal punto di vista cerebrale”.

“Il vero rischio – assicura – è non camminare. La cosa migliore che possiamo fare è ricordarci che l’attività fisica, anche quando non ne abbiamo voglia, è come una prescrizione. L’esercizio fisico deve essere prescritto. E chi può farlo – si chiede Pecorelli – meglio dei medici di medicina dello sport insieme al medico di famiglia?”.