Coronavirus, il pangolino è il il responsabile del contagio all’uomo?

Il pangolino potrebbe essere l’animale selvatico nel quale il coronavirus dei pipistrelli potrebbe essere mutato e trasformato nel coronavirus 2019-nCoV capace di aggredire l’uomo. A puntare l’indice su questo piccolo mammifero simile a un formichiere e minacciato di estinzione, nonché vittima di traffici illeciti, è la ricerca condotta in Cina da Shen Yongyi e Xiao Lihua, entrambi della South China Agricultural University (Scau) di Guangzhou.

Tutti i gli indizi portano ad animali messi in vendita nel mercato del pesce di Wuhan, in cui non si vende solo pesce, ma moltissime altre specie più o meno rare di animali, che vengono poi macellati sul posto. I primi sospetti caddero su due specie di serpenti, ma successivamente ci si rivolse non a rettili ma a mammiferi, come la civetta delle palme comune (Paradoxurus hermaphroditus: un viverride, non l’uccello). Il 6 febbraio la South China Agricultural University ha reso noto che il genoma del virus presente nell’uomo è per il 99% uguale a quello che si ritrova nel pangolino. I pangolini sono un gruppo di specie di mammiferi molto particolari, che con varie forme popolano l’Africa e l’Asia: sono animali dell’ordine dei Pholidoti, relativamente piccoli e con il corpo coperto di scaglie. Si nutrono di formiche e termiti, di cui rompono i nidi con gli unghioni anteriori. Anche se assomigliano ad armadilli e formichieri, ne sono solo lontani parenti.

Le reazioni alla breve comunicazione dell’università cinese sono state di cauta attenzione, perché non ci sono i particolari dello studio né è specificata la specie di pangolino coinvolta (che potrebbe essere il pangolino del Borneo, Manis javanica). Efstathios Giotis, ricercatore nel Dipartimento di Malattia Infettive dell’Imperial College a Londra, afferma che «per quanto ne so non disponiamo dei dati effettivi e l’annuncio è stato breve: non ha fornito informazioni sui parametri e sui ricercatori coinvolti. Tuttavia, ciò non significa che la notizia non sia credibile. L’identificazione di un virus identico al 99% nei pangolini suggerisce che questi hanno un ruolo importante nel ciclo di vita del virus, presumibilmente come ospiti intermedi».

“Quest’ultima scoperta avrà un grande significato per la prevenzione e il controllo del nuovo coronavirus”, si legge sul sito della Scau. L’ipotesi sembra plausibile, “ma la cautela è d’obbligo perché la ricerca non è stata ancora pubblicata”, rileva la rivista Nature sul suo sito.



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