Coronavirus, la febbre non sarebbe sempre il primo sintomo | lo studio

21

Secondo uno studio effettuato su oltre mille pazienti, condotto da un team di ricercatori cinesi guidati da Zhong Nanshan, virologo famoso perché nel 2003 ha scoperto il virus della Sars, la febbre non sarebbe sempre il primo sintomo.

La febbre è il sintomo dominante della nuova infezione da coronavirus, per cui l’Oms ha annunciato che la malattia respiratoria che ne consegue è stata chiamata COVID-19, sigla che è la sintesi dei termini CO-rona VI-rus D-isease e dell’anno d’identificazione, 2019. Ma nelle prime fasi del contagio (La DIRETTA di Sky TG24) solo quattro pazienti su dieci la manifesterebbero e proprio per questo motivo la sorveglianza basata solo sulla misurazione della temperatura corporea potrebbe risultare poco efficace, come del resto è già stato indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità stessa.

A sostenere questa tesi è uno studio condotto su oltre mille pazienti dalla task force di esperti cinesi coordinata da Zhong Nanshan, virologo famoso perché nel 2003 ha scoperto il virus della Sars. Il lavoro di ricerca del suo team, apparso anche su medRxiv ma non ancora sottoposto a revisione scientifica per la pubblicazione ufficiale, conferma ulteriormente quanto già sostenuto dall’Oms, ovvero che il controllo della febbre per identificare i casi sospetti nei punti di accesso ai Paesi, come gli aeroporti, potrebbe non garantire il riconoscimento di persone infette. A corredo della ricerca, gli esperti cinesi hanno sottolineato i dati relativi a 1.099 pazienti colpiti dal virus “2019-nCoV” e ricoverati in centinaia di ospedali cinesi al 29 gennaio scorso. Le loro cartelle cliniche hanno rivelato che all’inizio la febbre era presente solo nel 43,8% dei casi, mentre in seguito, dopo il ricovero, si è manifestata nell’87,9% dei pazienti infetti. Gli esperti sostengono quindi che l’assenza di febbre con il coronavirus sarebbe più frequente rispetto a quanto osservato con la Sars e la Mers.

Altri dati riportati dagli esperti dicono che, sempre nelle fasi iniziali dei ricoveri, le radiografie effettuate sui pazienti non hanno evidenziato anomalie nel 24% dei casi più severi e nel 5% di quelli più lievi. Dopo il contagio, invece, il 25,7% dei soggetti ha sviluppato una forma di polmonite particolarmente severa. L’età media dei pazienti coinvolti nello studio è pari a 47 anni, dicono gli scienziati guidati da Nanshan e la sindrome da coronavirus è stata diagnosticata in tutte le fasce di età, ma i contagiati sotto i 15 anni rappresentano meno dell’1% dei casi. Il 44% dei pazienti esaminati proveniva da Wuhan, città riconosciuta come centro del focolaio, mentre del 56% rimanente, quasi un terzo non aveva fatto viaggi né aveva avuto contatti con residenti della città. Il tempo medio di incubazione del virus, secondo questa ricerca, è stato di circa 3 giorni. La febbre (87,9%) e la tosse (67,7%) sono risultati i sintomi più comuni, mentre vomito (5%) e diarrea (3,7%) sono meno frequenti. Inoltre, al momento dell’infezione, il 25% dei malati presentava già un’altra patologia, tra queste l’ipertensione o la broncopneumopatia cronico-ostruttiva.