Coronavirus, primo caso in Africa

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In this Feb. 6, 2020, photo, a man tries on a face mask at a pharmacy in Kitwe, Zambia. The coronavirus that has spread through much of China has yet to be diagnosed in Africa, but global health authorities are increasingly worried about the threat as health workers on the ground warn they are not ready to handle an outbreak. (AP Photo/Emmanuel Mwiche)

In Africa il primo caso confermato di coronavirus in Egitto (uno straniero di cui le autorità locali non hanno specificato la nazionalità). Lo ha riferito il ministero della Salute dell’Egitto, specificando che si tratta di una persona di nazionalità non egiziana. Intanto l’Oms respinge le critiche degli Stati Uniti alla Cina per la gestione dell’epidemia: “Il governo coopera con noi, invita gli esperti internazionali, condivide le sequenze del virus, si apre al mondo”.

Ad eccezione del Kenya e del Sudafrica, la maggior parte degli ospedali africani ha servizi di terapia intensiva dalle capacità molto limitate, con spesso solo 10 letti disponibili. Se l’Africa dovesse far fronte ad un’epidemia di coronavirus, sarebbe cruciale il coinvolgimento diretto di Ong internazionali, come Medici senza frontiere (Msf), che con i loro centri di cure potrebbero dare un contributo vitale in termini di equipaggiamenti sanitari – ossigeno, apparecchi respiratori – e di personale competente per compensare sistemi locali carenti.

Il numero dei decessi complessivi si è attestato a 1.384, considerando i 116 morti dell’Hubei i 5 relativi ad altre province, ha precisato la Commissione sanitaria nazionale. Mentre, quanto ai contagi accertati di Covid-19, i casi totali sono saliti a 64.460, di cui 5.090 rilevati ieri (oltre 4.800 nell’Hubei).

La Commissione, nei suoi aggiornamenti quotidiani, ha anche provveduto a eliminare 1.043 casi dal totale dei contagi accertati a seguito di una non meglio specificata “verifica”. La diffusione dell’epidemia è sembrata avere un balzo quando ieri le autorità della provincia hanno annunciato il cambio dei parametri per il conteggio degli infettati, includendo anche i “clinicamente diagnosticati”, vale a dire i dichiarati positivi con la Tac ai polmoni in aggiunta a quelli verificati con i test di laboratorio. La misura aveva portato ad aggiungere quasi 15.000 pazienti nel conteggio dell’Hubei in un singolo giorno.