Coronavirus, scenari dell’epidemia presentati dagli scienziati

In virtù dei continui aggiornamenti relativi alla diffusione e alle vittime del coronavirus, che hanno superato quota 360, è d’obbligo chiedersi in che modo l’epidemia potrebbe evolversi nelle prossime settimane. A dare più risposte a questa domanda è la prestigiosa rivista Nature, che ha radunato alcuni dei principali pareri scientifici presentando i possibili scenari sul comportamento del coronavirus 2019-nCoV. Nonostante le differenze sulle cifre del contagio, gli esperti concordano sul fatto che i casi non rilevati siano ancora molti: proprio per questo, i modelli messi a punto dagli scienziati possono basarsi al momento su dati limitati.

Lo scenario migliore: coronavirus contenuto grazie a misure di controllo
Quante persone contagerà il coronavirus? È questa la domanda che attanaglia gli scienziati di tutto il mondo, impegnati a studiare le caratteristiche del virus per riuscire a prevederne la diffusione. Tra le ipotesi citate da Nature, la più ottimistica proviene dal MobsLab della Northeastern University di Boston ed è stata messa a punto anche grazie al lavoro dell’italiano Alessandro Vespignani.

Queste stime parlano di circa 39.000 contagi nella città di Wuhan e nell’area metropolitana, che contano in totale circa 30 milioni di abitanti. Perché l’epidemia sia contenuta, tuttavia, è necessario introdurre le misure di controllo in grado di prevenire nuovi casi, ma secondo epidemiologo Ben Cowling dell’Università di Hong Kong è ancora presto per dire se gli sforzi già in atto, come la quarantena e le mascherine facciali, sortiranno gli effetti sperati.

Gli esperti: “Virus sconosciuto, ma perfettamente curabile”
Un secondo modello sviluppato dai ricercatori dell’Università di Lancaster presenta invece uno scenario decisamente più pessimista: secondo il team britannico i casi nell’area di Wuhan potrebbero toccare quota 190.000. A giustificare questa diffusione a macchia d’olio sarebbe soprattutto un tasso di diffusione compreso tra 3,6 e 4, significativamente più alto di quanto stimato attualmente, ovvero tra 1,5 e 3,5. Secondo la virologa Ilaria Capua, direttore del centro One Health dell’Università della Florida, si tratta di due scenari “verosimili”, ma è opportuno sottolineare che “per quanto il nuovo coronavirus sia sconosciuto, non si sta profilando una catastrofe”.

Quella provocata dal coronavirus è infatti secondo l’esperta “un’infezione respiratoria perfettamente curabile”, sebbene la presenza di un grande numero di casi allo stesso tempo possa “rallentare o di bloccare dei servizi”. In questo senso, l’isolamento del virus avvenuto all’Istituto Pallanzani di Roma potrebbe favorire importanti passi avanti nell’arginare l’epidemia.



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