Dal Canada nuovi antibiotici contro i batteri resistenti ai farmaci

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L’Oms ha recentemente sottolineato la necessità di agire urgentemente contro il fenomeno dell’antibiotico resistenza, responsabile di circa 700.000 morti all’anno. L’appello è stato ascoltato dagli scienziati dell’università canadese McMaster, che hanno testato sui topi l’efficacia di una nuova classe di antibiotici potenzialmente in grado di bloccare le infezioni causate dai batteri resistenti ai farmaci. L’importante scoperta viene illustrata anche sulla rivista scientifica Nature, dov’è spiegato nel dettaglio il meccanismo innovativo con cui gli antibiotici attaccano gli agenti patogeni, riuscendo così ad arginare il processo infettivo.

Antibiotici efficaci contro superbatteri: come agiscono

Arriva quindi dal lavoro di un team canadese la prima arma potenzialmente in grado di bloccare i superbatteri resistenti agli antibiotici. Soltanto pochi giorni fa il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus aveva espresso al propria preoccupazione per quella che è considerata “una minaccia immediata”, contro cui però non esistono ancora contromisure adeguate, anche per via della mancanza di investimenti dai big dell’industria farmaceutica.

Stando al nuovo studio, la soluzione potrebbe arrivare da una nuova classe di antibiotici, che comprende anche gli esemplari corbomicina e complestatina, che aggredisce i germi con un nuovo meccanismo, mettendo in ginocchio anche i batteri più resistenti.

La prova arriva da un test condotto sui topi, durante il quale i ricercatori sono riusciti a bloccare un’infezione provocata dallo Staphylococcus aureus resistente ai farmaci, uno dei superbatteri più temuti poiché capace di sfuggire all’azione di più antibiotici. Secondo l’autrice dello studio Beth Culp “i batteri hanno una parete che avvolge lo spazio esterno delle loro cellule, che gli dà forma e forza”. Al posto di aggredire e distruggere i batteri come avviene con gli antibiotici tradizionali quali la penicillina, la nuova classe di molecole scoperta dai ricercatori blocca la distruzione di questa parete, ed “è come se la cellula rimanesse intrappolata in prigione e non potesse più espandersi o crescere”, spiega Culp, impedendo così la moltiplicazione dei batteri e quindi il processo che dà il via alle infezioni.

La resistenza agli antibiotici nasce anche negli ospedali

Uno dei parenti dello Staphylococcus aureus, chiamato Staphylococcus epidermidis, si trova comunemente sulla pelle umana ma, negli ultimi mesi del 2018, i ricercatori australiani ne avevano scoperto una variante, generata da un piccolo cambio nel Dna, capace di resistere a tutti gli antibiotici normalmente utilizzati negli ospedali. Proprio in questi luoghi, specialmente nei reparti di terapia intensiva, il ricorso a volte eccessivo a antibiotici ad ampio spettro, anche se non necessari, è considerato dall’Oms una delle principali cause della resistenza agli antibiotici.