Legge sul fumo, ecco cosa prevede

6

In Italia è sempre acceso il dibattito sui danni alla salute provocati dal fumo.

E’ proprio di questi giorni la notizia relativa alla presentazione di un disegno di legge in Senato per l’introduzione del divieto di fumare nei luoghi pubblici all’aperto quali bar, pub, ristoranti, spiagge, lidi, parchi, aree di gioco, giardini, stadi e campi sportivi al fine di salvaguardare la salute pubblica. Il divieto dovrebbe essere esteso anche alle piazze nelle quali si tengono manifestazioni e concerti oltre che nelle banchine di attesa dei treni ed alle fermate degli autobus.

Il fumo dovrebbe essere vietato anche nei pressi dei monumenti pubblici di particolare valore storico ed artistico in quanto insieme allo smog, danneggia non solo la salute dell’uomo ma anche le opere d’arte, che possono deteriorarsi a causa delle sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera.

Il divieto dovrebbe interessare pure le sigarette elettroniche e quelle a tabacco riscaldato se fumate nei luoghi in cui c’è una alta concentrazione di persone. Se questo disegno di legge dovesse essere approvato l’Italia si uniformerebbe a quei Paesi in cui è già vietato fumare nelle aree pubbliche all’aperto come ad esempio l’Australia dove tale tipo di divieto è stato introdotto nel lontano 2005. Ma, attualmente, in Italia, la legge sul fumo cosa prevede? Facciamo allora un excursus sulle principali normative emanate in materia dal nostro legislatore fino ad arrivare alla disciplina oggi vigente.

Perché si insiste tanto sui rischi del fumo?
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il fumo di sigaretta è la più importante causa di morte evitabile nella nostra società: ogni anno nel mondo a causa del tabacco perdono la vita circa 8 milioni di persone, delle quali 1,2 milioni non fumatrici, ammalate solo a causa del fumo passivo. Secondo il Ministero della Salute, le vittime della sigaretta in Italia ogni anno sono circa 65.000. Il dato, seppure ancora molto alto, sembra in calo, grazie alla riduzione costante del numero di sigarette vendute nel nostro Paese, scese nel 2013 del 20 per cento rispetto al 2005 e di un ulteriore 2 per cento nel solo 2015-2016. Secondo l’Istituto superiore di sanità il fenomeno non sembra legato alla crisi economica. È piuttosto dovuto in parte a un diverso clima culturale, che non valorizza più il fumo come atteggiamento “alla moda”, e in parte a una maggiore consapevolezza dei rischi e degli svantaggi che il fumo comporta. Ma molto dipende certamente anche dai provvedimenti che, in Italia prima che altrove, hanno proibito le sigarette nei luoghi pubblici e sui posti di lavoro.

Ancora oggi tuttavia l’Istituto superiore di sanità stima che il fumo di tabacco sia responsabile di un terzo delle morti per cancro e del 15 per cento circa di tutti i decessi che avvengono per qualunque causa, provocando più vittime di alcol, AIDS, droghe, incidenti stradali, omicidi e suicidi messi insieme. Molti studi scientifici hanno infatti dimostrato che chi fuma tabacco rischia più degli altri di sviluppare oltre 50 gravi malattie, non solo tumorali: il fumo aumenta di 10 volte il rischio di morire di enfisema, raddoppia quello di avere un ictus e aumenta da due a quattro volte quello di essere colpiti da un infarto, danneggia la circolazione del sangue al cervello e agli arti e può favorire la comparsa di una disfunzione erettile nell’uomo. In generale, secondo l’OMS, il tabacco uccide metà dei suoi consumatori.

Le sostanze cancerogene contenute nel fumo favoriscono poi lo sviluppo di tumori al polmone, che in 9 casi su 10 possono essere ricondotti a questa cattiva abitudine; ma stimolano anche in diversa misura i tumori del cavo orale e della gola, del pancreas, del colon, della vescica, del rene, dell’esofago, del seno, soprattutto tra le donne più giovani, e di alcune leucemie. Infine non bisogna trascurare l’impatto economico del fumo: per curarne le conseguenze, nel 2010 in Italia sono stati spesi (solo in costi sanitari, per non parlare di quelli sociali e umani) circa 7,5 miliardi di euro.