Lettini solari, Raggi uv e tumori della pelle, ecco cosa dobbiamo sapere

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Molti di noi non rinunciano all’abbronzatura tutto l’anno. Qualcuno raggiungendo posti esotici, altri accontentandosi di un lettino abbronzante in un centro estetico. Quali i rischi per la nostra pelle?

Già negli scorsi decenni, diversi studi hanno documentato che l’utilizzo di lettini abbronzanti aumenta il rischio di sviluppare melanoma. Ciò nonostante, questa pratica rimane molto diffusa, soprattutto tra i giovani. Uno studio recentemente pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health ha analizzato l’impiego dei lettini abbronzanti in Germania, nella fascia di popolazione tra i 14 e 45 anni. Questa ricerca ha evidenziato alcuni progressi, ma anche molti dati preoccupanti. La notizia rassicurante è che, negli anni, l’utilizzo dei lettini abbronzanti è andato progressivamente riducendosi; questo è vero soprattutto per le donne, mentre la tendenza rimane più o meno stabile tra gli uomini ed è purtroppo in incremento tra i più giovani (nonostante in Germania sia stato introdotto nel 2009 un divieto all’utilizzo di lettini abbronzanti per i minorenni).

«La comunità scientifica è concorde nel riconoscere i raggi uv, soprattutto delle lampade abbronzanti, come una causa di tumore alla pelle, sia melanomi sia carcinomi», sottolinea il professor Marcello Monti, responsabile del reparto di Dermatologia di Humanitas. Sotto accusa finiscono principalmente lampade e lettini. «Dalle lampade – aggiunge il professor Monti – deriva una quantità di raggi ultravioletti 7/10 volte maggiore di quelli del sole in una giornata estiva. Alcuni Stati come Brasile e Australia le hanno vietate, chissà se anche l’Europa prima o poi non adotti un provvedimento simile. Gli Stati Uniti sono molto sensibili al tema perché l’abbronzatura artificiale è un’abitudine dura a morire, a differenza dell’Italia dove invece è andata decadendo.

Raggi uv e tumori della pelle, i 9 criteri della relazione causa-effetto

Ma quali sono le condizioni soddisfatte per sostenere questo rapporto causa/effetto?

  1. forza dell’associazione: il rischio di tumore sale del 16% in chi si è sottoposto all’azione dei raggi uv delle lampade
  2. consistenza: il legame tra i due fenomeni è evidente in ogni nazionalità e popolazione
  3. specificità: l’esistenza di questa relazione uno-a-uno è assodata da tempo
  4. temporalità: sembra ovvio ma è stato appurato che l’esposizione ai raggi uv deve precedere l’incremento del rischio
  5. relazione dose-effetto: più si fuma, più il rischio aumenta. Secondo Dellavalle ogni seduta al lettino abbronzante in più all’anno fa aumentare dell’1,8% il rischio di melanoma
  6. plausibilità: è certamente plausibile che i raggi uv causino il cancro: penetrando nell’epidermide inducono alterazioni del Dna delle cellule e promuovono la formazione del tumore
  7. coerenza: i dati di laboratorio e gli studi epidemiologici danno gli stessi risultati
  8. esperimento: i ricercatori hanno usato le radiazioni uv in modelli sperimentali per causare il cancro alla pelle. Ma così come non è etico incoraggiare le persone a fumare per dimostrare che il fumo causi il cancro, lo è anche indurle ad abbronzarsi. Come nota il ricercatore, l’incapacità di testare gli effetti delle radiazioni uv è un argomento usato dall’industria della “tintarella” per smentire le voci sul legame tra raggi uv e tumore
  9. analogia: tra chi ha un tipo di pelle più sensibile ai raggi uv e si scotta più in fretta, ci sono tassi maggiori di tumore. Per analogia si può sostenere che più ci si scotta più alto è il rischio.