Messina, scoperta banda di narcotrafficanti: arrestati 9

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I finanzieri del Comando provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 persone (5 delle quali in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 2 di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), accusate di far parte di un’organizzazione criminale che gestiva un maxi-traffico di cocaina, hashish e marijuana tra la Calabria e la Sicilia. L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore di Messina Maurizio de Lucia. Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati oltre 2 chili di cocaina, 10 chili tra marijuana e hashish. Nel corso dell’inchiesta, cominciata nel 2018, sono stati arrestate in flagranza otto persone e, tra novembre 2018 e febbraio 2019, sono stati accertati oltre 2.500 episodi di spaccio. Dall’inchiesta è emerso anche che l’organizzazione aveva la disponibilità di armi.

Le indagini, dirette dalla Direzione distrettuale antimafia, sono nate dagli accertamenti effettuati dopo l’arresto, avvenuto il 26 settembre 2018, di due messinesi, sorpresi agli imbarcaderi dei traghetti privati mentre trasportavano oltre due chili e 400 grammi di cocaina e hashish, nascosti nelle fiancate della loro auto. Il quantitativo di droga sequestrato, l’elevato grado di purezza, pari al 76%, e le modalità operative adottate dagli arrestati, hanno spinto gli inquirenti a ipotizzare che non si trattasse di un episodio isolato.

Il capo della banda di trafficanti scoperta dalla Dda di Messina è Gaetano Mauro, figlio del killer del clan Galli di Giostra Carmelo Mauro, assassinato il 22 maggio 2001 in un agguato mafioso con un colpo alla testa. Proprio questo “blasonato” rapporto di parentela avrebbe consentito al ragazzo di scalare le gerarchie del clan. Al giovane, come emerge dalle intercettazioni, veniva riconosciuto un ruolo di comando anche dai congiunti diretti del capo della cosca. “Lo sanno che tu comandi…”, gli dicevano commentando un attentato incendiario appiccato a una sala scommesse dallo stesso Mauro a gennaio 2019.

La banda aveva impiantato in un’abitazione nel rione Giostra un servizio di distribuzione di droga operativo 24 ore su 24, grazie ad un sistema di turnazione tra gli appartenenti che si alternavano ai padroni di casa, al capo della banda e alla moglie, anche loro arrestati oggi. Come una normale attività lavorativa, gli indagati si davano il cambio e pagavano lo straordinario per i turni di “reperibilità” come veri e propri dipendenti di un supermarket dello stupefacente. I pusher, per le loro prestazioni, guadagnavano 1.200 euro al mese.

Non solo: 9 degli 11 destinatari di provvedimento cautelare facevano parte di famiglie che avevano reddito di cittadinanza; uno di loro era diretto percettore del sussidio.

Questi i destinatati della misura cautelare: Gaetano Mauro, Giacomo Lo Presti, Alessio Papale, Giacomo Russo e Domenico Batessa, che sono stati arrestati. Ai domiciliari sono finiti Domenico Sottile, Carlo Ardizzone, Giusi Stracuzzi e Paolo Di Bella. L’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria è stato notificato a Domenico Papale e Orazio Margurio.