Pakistan, la mostruosa invasione di locuste

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Prosegue l’emergenza locuste in Pakistan, dove gli insetti hanno già da settimane invaso e distrutto numerosi campi. Tra le zone più colpite c’è quella di Okara, nel Punjab pakistano. Già nelle settimane scorse il governo pakistano aveva dichiarato lo stato d’emergenza per via dell’invasione delle locuste.

L’invasione peggiore negli ultimi 20 anni in Pakistan. Secondo quanto fatto sapere dal governo locale, sarebbero già rilevanti i danni economici causati dall’ultima invasione di locuste. Cotone, grano e mais sono tra i prodotti maggiormente danneggiat

E’ stata definita dall’Onu una “situazione senza precedenti” la diffusione delle locuste in Africa orientale. Una emergenza simile non si vedeva in Etiopia e Somalia da 25anni, da 70 in Kenya. A rischio anche Sud Sudan e Uganda.

Gli sciami si sono diffusi dallo Yemen attraverso il Mar Rosso. Le forti piogge alla fine del 2019 hanno creato le condizioni ideali per far prosperare i parassiti e il problema potrebbe peggiorare. Oltre al crescente numero in Africa orientale, infatti, le locuste si sono riprodotte anche in India, Iran e Pakistan, e in primavera potrebbero trasformarsi in nuovi sciami.

La Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, nei giorni scorsi ha lanciato un appello per gli aiuti internazionali. “La velocità della diffusione dei parassiti e la dimensione delle infestazioni sono così oltre la norma – recita una nota della Fao – che hanno portato al limite le capacità delle autorità locali e nazionali”. L’agenzia Onu stima che il prossimo giugno il numero di locuste possa crescere esponenzialmente di 500 volte.

La testimonianza dal Kenya
“Le dimensioni degli sciami sono consistenti, si parla di 150 milioni di insetti per sciame” racconta dal Kenya l’agronomo Riccardo Bubbolini del Cefa, il Comitato europeo per formazione agricola, ong associata a Focsiv che si occupa di agricoltura e sviluppo ed è presente in diversi Paesi africani e latinoamericani. “Gli sciami si stanno muovendo dalla Somalia verso il Kenya – continua Bubbolini –  e sono a 400 chilometri da Nairobi. Le zone già colpite sono praticamente defogliate; gli animali si posano sulle colture e sulle macchie boschive e mangiano tutte le foglie, lasciando gli alberi completamente nudi.