Australia, mini droni per salvare gli animali dopo gli incendi

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Gli incendi in Australia hanno devastato la flora e la fauna dell’intero Paese. Secondo le stime del professor Christopher Dickman, docente di ecologia all’università di Sydney, circa 1 miliardo di animali è rimasto vittima degli incendi boschivi. Una stima basata su documenti del Wwf del 2007, relativi agli effetti dei disboscamenti sulla fauna autoctona. Un videomaker statunitense, Douglas Thron, è volato in Australia per collaborare con svariate organizzazioni per la tutela degli animali dopo i devastanti incendi che hanno colpito il Paese.

Il videomaker statunitense ha usato dei droni dotati di una particolare fotocamera a infrarossi (Zenmuse XT / XT2, ndr) che permette di rendere più agevole l’individuazione degli animali tra i cespugli e i residui boschivi post-incendi, combinata a uno zoom (Zenmuse Z30 180x, ndr) che permette invece di individuare lo stato di salute degli animali e la tipologia di assistenza di cui hanno bisogno, sia essa di tipo veterinario, sia essa di tipo nutritivo.

Un satellite grande quanto una scatola di scarpe, primo del suo genere al mondo, progettato per individuare le località più vulnerabili agli incendi di foreste.  Il satellite potrà misurare la copertura boschiva del terreno e i livelli di umidità usando rilevatori a raggi infrarossi e i dati aiuteranno a determinare dove il rischio di incendi è maggiore e dove potranno essere difficili da contenere.

“La tecnologia sarà specificamente calibrata per individuare cambiamenti nelle piante e negli alberi come gli eucalipti, che sono altamente infiammabili”, scrive sul sito dell’università la responsabile del progetto Marta Yebra, specializzata nel rilevamento a distanza delle proprietà biofisiche della vegetazione. “Questa tecnologia a infrarossi e i dati che si possono raccogliere, potranno consentire il ricorso a focolai mirati e controllati che potranno ridurre in seguito la frequenza e la gravità degli incendi, oltre al loro impatto di lungo termine sulla popolazione, l’ambiente e l’economia.

L’università intende associarsi con il settore privato per lanciare il nuovo satellite in un’orbita terrestre bassa, con l’obiettivo di condividere i dati con le strutture anti-incendio e dei vigili del fuoco. Il primo lancio è previsto fra circa cinque anni.